La natura dell’anima umana da Omero all’Orfismo

La natura dell’anima umana da Omero all’Orfismo

Nel linguaggio poetico di Omero, il termine thymós indica la sede tangibile dei processi vitali, il pensiero, i sentimenti, le sensazioni, mentre il termine psiche designa la vita in senso generale. Il sostantivo greco psyché, connesso etimologicamente alla radice indoeuropea bhs, significa «soffio», «forza vitale» e il suo utilizzo è legato direttamente alla respirazione e agli organi che la consentono. Essa rappresenta una sorta di energia immateriale che uomini ed animali possiedono, un’energia cosmica palesata dal movimento respiratorio, presente probabilmente nel sangue, sulla quale però gli esseri umani non hanno alcun potere. In Omero psiche indica però anche l’anima del morto, caratterizzata da una vita quasi larvale nell’Ade, l’oscuro regno dell’aldilà. Parlare dell’anima significava parlare “dell’ultimo respiro”, di ciò che resta dell’uomo dopo la morte: essa lo abbandona quando spira o fuoriesce dalle ferite del corpo per andarsene nell’Ade come ombra.

La nozione di anima come “respiro” è comune presso molti popoli antichi, e la morte fisica veniva direttamente legata all’assenza di tale respiro e associata all’esperienza del “volo”. Col passare del tempo la psiche, di natura inconscia, finì con l’assumere ed inglobare i caratteri consci del thymós in particolare le parti umane della coscienza e dell’individualità. Nel mondo post-omerico prevalse la concezione della vita come realtà esclusivamente terrena, ed è soltanto all’interno delle concezioni delle sètte sapienziali (Orfismo) che comparve l’idea della psiche come demone di natura divina o entità comunque affine al mondo divino. Con l’Orfismo i contenuti di thymóspsiche si fusero e l’anima divenne indipendente dal corpo. Essa contiene in sé la vita, è immortale e può trasmigrare da un corpo ad un altro (dottrina della metempsicosi).

La fusione fra i caratteri della psiche-respiro preesistente e quello della coscienza favorirà in seguito lo sviluppo dell’idea della trasmigrazione delle anime quale espressione della sopravvivenza ed indipendenza dell’anima rispetto al corpo. Il corpo è solo un contenitore della psiche: esso è mortale, soggetto alle leggi fisiche; mentre l’anima è indipendente, immortale, perché include in sé, il pensiero, la ragione, i sentimenti e la coscienza. L’uomo sarà più specificato dall’anima che non dal corpo.

Torna alla Home

 

 

Bibliografia:

D. OLIVIERI, «Anima», in Dizionario etimologico italiano, concordato coi dialetti, le lingue straniere e la topo-onomastica, Casa Editrice Meschina, Milano 1953.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014, pp. 75-76.

Translate »