La forma del sacro e le icone bizantine

La forma del sacro e le icone bizantine

La Sacra Scrittura influenza da sempre la letteratura, l’etica e la cultura di buona parte del mondo. Essa è anche il più grande codice iconografico mai esistito da cui hanno preso ispirazione artisti di ogni epoca. Il Concilio di Nicea del 787 decretò che le immagini sacre erano ammesse in quanto se il Figlio di Dio si è incarnato, gettando un ponte tra visibile ed invisibile, allora è concesso evocarne il mistero attraverso rappresentazioni artistiche. Questa svolta ha aperto le porte alla possibilità di creare straordinarie opere che hanno nutrito la fede di intere generazioni.

L’arte sacra non allontana dalla realtà impone anzi un confronto serrato col mistero all’interno della quotidianità al fine di rendendolo più luminoso e presente. La potenza creativa del Soffio divino agisce anche nel lavoro degli artisti che con il loro talento hanno cercato l’autentica bellezza per i loro contemporanei e per tutte le generazioni successive. Creato a “immagine e somiglianza” di Dio, l’uomo possiede da sempre vocazione alla produzione artistica: egli investe intelligenza, potenza immaginativa e genio nell’arte così come nel rapportarsi a Dio.

Le icone di tradizione bizantina vengono concepite non solo come arte religiosa ma anche come manifestazione dello spirito creativo del popolo. Queste opere sono contemporaneamente messe in relazione con il dogma fondamentale del cristianesimo: l’incarnazione (non a caso un posto di rilievo tra le figure iconiche spetta a Maria). Alcune vengono riconosciute come impronte del volto, altre ne sono la riproduzione fedele. Si tratta delle rappresentazioni di figure umane che, attraverso la fisiognomica, irradiano quella forza sovrannaturale capace di elevare lo spirito e facilitare la partecipazione alle cose divine da parte dello spettatore. Nelle icone bizantine si rivela chiaramente la capacità dell’arte di mostrare, anche attraverso il corpo, cose nascoste ed invisibili dell’anima.

Abbiamo quindi l’inversione del tipico processo spirituale. Nell’icona avviene l’incarnazione dello spirito e contemporaneamente lo spirito è pronto ad elevarsi verso il cielo. Ogni icona è molto più della semplice raffigurazione di questo o quel soggetto: è la sua stessa forza interiore a trasferirsi nell’opera. In particolare il volto e gli occhi dei personaggi sono i più importanti indici della grande spiritualità che lo caratterizzava.

 

Bibliografia:

AA.VV. La forma di Dio, C. UGUCCIONI (a cura di), Mondadori, Milano 2014.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

M. ALPATOV, Le icone russe. Problemi di storia e di interpretazione artistica, Einaudi editore, Torino 1976.

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