Il De humana physiognomonia di Giovan Battista Della Porta

Il De humana physiognomonia di Giovan Battista Della Porta

Giovan Battista Della Porta nasce a Napoli nel 1535 da famiglia aristocratica dalla quale riceve educazione letteraria e musicale. Si dedica in seguito agli studi filosofici e a quelli delle scienze naturali. Oltre alle opere di fisiognomica, pubblica anche molti testi per teatro.

All’ombra del cardinale Luigi d’Este (1538-1586), fra Venezia e Padova, Della Porta ha la possibilità di entrare in contatto con le idee aristoteliche e alchemiche. Nel XVI secolo la fisiognomica era considerata una disciplina troppo vicina alle superstizioni per permetterne la pratica; inoltre, investigando il rapporto anima-corpo, si riteneva il suo metodo fosse inquinato dalle dispute averroistiche già largamente diffuse al tempo. Nel 1559 Paolo IV vieta i libri che trattano qualunque pratica eccetto l’astrologia (necessaria in medicina), l’agricoltura e la navigazione. La fisiognomica è permessa solo se non ha scopo divinatorio.

Nel 1586, Della Porta dedica al cardinale d’Este il De humana physiognomonia opera in quattro volumi. Nel secondo tomo esamina le parti del corpo umano prendendo in considerazione i diversi “segni” da cui si possono trarre informazioni riguardanti i costumi e il temperamento degli uomini.

La trattazione è suddivisa in quattro parti, così come nel libro De generatione animalium di Aristotele: testa, collo, tronco, arti. Si comincia dal capo per passare poi ad analizzare le sue varie parti. Il volto che «rappresenta la faccia tutta insieme e le passioni e i costumi in quanto è specchio della mente […] dicono i medici che tutto il corpo manda il suo sangue e spiriti alla faccia, per essere membro più notabile di tutto il corpo; onde le passioni di tutto il corpo e dell’animo si conoscono nella faccia». Della Porta passa poi alla disamina delle parti che costituiscono il volto: faccia (sotto gli occhi), guance, labbra, bocca («una smisurata apertura di bocca dimostra stolidissimo, crudele et empio uomo, perché tali sono le bocche de’ Montoni»), denti, e lingua. Il terzo libro della De humana physiognomonia è dedicato interamente agli occhi «perché il trattato degli occhi è il maggiore e più importante negozio della fisionomia», e quest’affermazione è supportata dal pensiero di molteplici filosofi e studiosi quali Plinio, Ippocrate, Galeno. Delle Porta descrive occhi diversi per forma, grandezza, palpebre, pupille, colore, movimento, lucidità, mestezza e associa ciascun tipo con uomini e animali di temperamento e costumi simili.

Il 10 marzo 1592 il Santo Uffizio vietava a Della Porta di pubblicare senza diretto permesso. Poco dopo, il cardinale Giulio Antonio Santori, a causa del processo del 1577-78, faceva proibire la traduzione italiana della De humana physiognomonia, che in latino sarà invece autorizzata. La Congregazione dell’Indice discuteva intanto se permettere la fisiognomica in quanto studio delle complessioni naturali e, dopo il 1596, decideva di non proibirla.

Giovan Battista Della Porta muore a Napoli il 4 febbraio 1615.

 

 

Bibliografia:

F. CAROLI, L’anima e il volto. Ritratto e Fisiognomica da Leonardo a Bacon, Electa, Milano 1998.

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