Compianto su Cristo morto: Maria di Salome

Compianto su Cristo morto: Maria di Salome

Ambientate nel pomeriggio del Venerdì Santo, le rappresentazioni del Compianto su Cristo morto cristallizzano il momento in cui il corpo di Gesù viene posto sul lenzuolo portato da Giuseppe di Arimatea. Le fonti per tali rappresentazioni sono i Vangeli canonici, ma molto arriva anche dalla tradizione devozionale. I personaggi coinvolti sono di solito gli stessi della deposizione dalla Croce. La scena ritrae la disperazione degli intimi per la morte di Gesù: i malvagi che lo hanno ucciso se ne sono andati, e il graduale allontanarsi degli eventi cruenti lascia il posto alla disperazione. Fra le produzioni figurative più suggestive e coinvolgenti ci sono i mortori, gruppi scultorei fortemente realistici, la cui produzione si diffuse tra il XV e il XVI secolo.

Maria, figlia di Anna e Salome, sorellastra della Madonna (cfr. Mc 15-16), entra quasi sempre nelle rappresentazioni del Compianto. Il busto di Maria piangente, attualmente conservato presso i Musei Civici di Padova, è uno degli esempi più interessanti. Opera in terracotta con tracce di policromia, fu commissionata a Guido Mazzoni (detto il Paganino) nel 1485 per la chiesa veneziana di Sant’Antonio Abate di Castello, edificio che venne però demolito in epoca napoleonica. I frammenti dell’opera rimasti vennero segnalati e raccolti nel 1869. Al pari di un drammaturgo, Mazzoni rappresenta gli invisibili strati dell’anima dei personaggi il cui dolore diventa per l’osservatore fonte di condivisione e di ispirazione.

I tratti fisiognomici che caratterizzano Maria di Salome sono propri della maschera che la tradizione attribuisce al dolore femminile delle “pie donne”, cioè bocca semi aperta segnata ai lati da pieghe profonde, come a trattenere il grido di dolore; occhi semichiusi e gonfi per il lungo pianto sottolineato anche dalle marcate occhiaie. Questa rappresentazione del dolore è diversa da quella della Maddalena, resa di solito con toni molto più drammatici.

Nei mortori gioca un ruolo decisivo il luogo per il quale vennero creati, lo spazio simbolico che occupano quindi e le proporzioni tra i personaggi che − se ben studiate − riescono a rendere “viva” la scena. La terracotta, per la sua malleabilità, consente all’autore di lavorare con precisione “anatomica” e di avere ottima resa naturalistica della scena.

 

 

 

 

 

Bibliografia:

F. CAROLI, L’anima e il volto. Ritratto e Fisiognomica da Leonardo a Bacon, Electa, Milano 1998.

S. ZUFFI, Episodi e personaggi del Vangelo, in Dizionari dell’Arte, Electa, Milano 20082.

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