La biologia del comportamento definisce la fede

La biologia del comportamento definisce la fede

I dati raccolti dalla biologia del comportamento ci dicono che le convinzioni religiose e soprannaturali sono presenti ovunque ci siano società e culture umane. È diffusa la credenza di un’esistenza dopo la morte e la presenza di entità che violano palesemente le leggi della fisica. La biologia comportamentale si chiede inoltre se c’è fondamento a tutto questo.

Nel mese di marzo dello scorso anno si è svolto a Padova un ciclo di incontri interdisciplinari che hanno affrontato il tema delle innovazioni tecniche, puntando l’attenzione soprattutto sul versante delle neuroscienze con potenzialità e limiti a esse connessi. In particolare gli interventi si ponevano l’obiettivo di far comprendere quali sono le ripercussioni del progresso neuroscientifico in ambito etico. In quest’articolo riporto gli spunti emersi dall’intervento concernente il rapporto fede-evoluzione.

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Da un punto di vista evolutivo, il fenomeno religioso non è frutto di adattamento ma è il prodotto di qualcos’altro; non c’è quindi uno scopo specifico che sta alla base di questi fenomeni. Le credenze religiose sarebbero allora il prodotto di adattamenti cognitivi. Gli studiosi del comportamento ritengono che il cogliere relazioni di causa-effeto (vera ossessione per l’essere umano) sia il risultato di meccanismi celebrali che l’uomo condivide con altre specie: quello che è accaduto un attimo fa è la probabile causa di quello che sta capitando ora. Questo processo non è sempre esplicito ma si attiva automaticamente; viene chiamato anche apprendimento passivo.

Questa manifestazione evidenzia come l’uomo ritenga che i meccanismi della casualità siano, per quanto poco, influenzati dalla mera rilevazione della contingenza spazio-temporale degli eventi. David Hume (1711-1776) affermava che la pura casualità non esiste; la percezione della casualità potrebbe essere dunque un prodotto della mente umana che è influenzabile. La causazione fisica sarebbe quindi più un prodotto della mente e dipenderebbe dalla contingenza degli eventi.

Il nostro cervello è predisposto per condurre una distinzione tra gli oggetti fisici inerti e quelli animati. Esiste inoltre una “sapienza innata” su contenuti che conosciamo senza averli appresi per esperienza pregressa (fisica intuitiva). La distinzione tra oggetti fisici animati e inanimati è importante per spiegare il comportamento della mente; il cervello lo utilizza e l’essere umano è biologicamente “costruito” per essere dualista intuitivo. Per esempio, i neonati nell’atto di scegliere, prediligono l’oggetto animato o semovente in quanto sanno istintivamente che è più probabile sia la mamma o comunque il partner sociale.

Le evidenze ricavate dagli studi dicono che il dualismo intuitivo è qualcosa di connaturato alla nostra specie. L’uomo possiede un sistema efficace e ancestrale per individuare nel mondo gli agenti animati. In generale è predisposto a riconoscere la presenza di agenti animati; questo anche all’interno delle religioni. E’ più prudente pensare che dietro agli agenti animati ci sia un’azione finalizzata piuttosto che no; la prudenza è conservativa (il primitivo vede un ramo spezzato, può essere il risultato del vento oppure l’azione di un qualche predatore: è meglio prevedere sia un pericolo piuttosto che no anche se poi si rivela spesso una cosa banale). Secondo le biologia del comportamento, non esiste un “modulo Dio” nel cervello umano; c’è invece un’intelaiatura di base con cui si rappresenta un’idea astratta di agente.

 

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