I simboli degli evangelisti

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I simboli dei quattro evangelisti trovano origine nell’Antico Testamento e nell’opera dei Padri della Chiesa

Ezechiele descrive, nella sua prima visione, quattro “esseri animati” che posseggono sembianze umane e animali. Queste quattro creature dal quadruplice aspetto (o “tetramorfe”) hanno quattro facce e quattro ali:

Quanto alle fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuna aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.

Ez 1, 10-12

Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, descrive quattro esseri pieni d’occhi davanti e dietro che si trovano accanto al Trono dell’Altissimo: «I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene”» (Ap 4, 8). Queste quattro creature, ad un certo punto, prendono il libro e si prostrano davanti l’Agnello (cfr. Ap 5, 8).

I Padri della Chiesa

Il primo che ha letto simbolicamente le quattro creature descritte da Ezechiele, è stato Ireneo di Lione (130 – 202). Egli ha visto nel leone la regalità, nel toro il sacrificio, nell’uomo l’incarnazione e nell’aquila lo Spirito che sorregge la Chiesa. E’ stato invece Girolamo (347 – 420) ad associare le quattro creature, coi loro significati, ai quattro evangelisti.

Matteo

Il vangelo di Matteo inizia con l’Incarnazione ed è rappresentato dall’angelo che assomma in sé la natura umana a quella ultraterrena. Matteo è da sempre privilegiato dagli artisti per le rappresentazioni dei miracoli e delle parabole.

Marco

Il vangelo di Marco ignora completamente l’infanzia di Gesù e si apre con la figura di Giovanni il Battista, voce potente e solitaria come il ruggito del leone. Simbolo di giustizia, nel Medioevo si riteneva che la testa maestosa e la criniera del leone simboleggiassero la natura divina, mentre il corpo e le zampe quella umana. Questo vangelo è la fonte principale d’ispirazione artistica per gli episodi della Passione, narrati da Marco in modo dettagliato.

Luca

Luca, protettore degli artisti, ci ha consegnato nel suo vangelo scene poetiche e amabili come le storie di Maria, episodi accaduti dopo la Resurrezione in Emmaus e l’Ascensione. Il suo vangelo pone l’accento sul tema del sacrificio ed è rappresentato perciò dal toro.

Giovanni

Il vangelo di Giovanni, secondo Girolamo, vola spiritualmente più in alto di tutti gli altri e «trascende le regioni degli angeli e va direttamente a Dio», per questo viene rappresentato da un’aquila simbolo di forza e libertà. Il vangelo di Giovanni, testo di grande altezza mistica, poco propenso a dettagli anedottici e descrittivi, ha offerto meno spunti alla storia dell’arte.

Spesso i simboli degli evangelisti sono rappresentati con le ali oppure sono avvicinati da una colomba che rappresenta lo spirito divino, sceso dal cielo, per ispirarli.

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