I Magi e i loro tre doni: oro, incenso e mirra

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I Magi sono figure affascinanti e molto emblematiche. In questo articolo li conosceremo, vagliando le poche informazioni che possediamo ed analizzando il grosso apporto che l’arte ha dato in ordine alla loro rappresentazione.

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L’Epifania e l’arrivo dei Magi

Il termine greco “epifania” anticamente veniva utilizzato per indicare l’arrivo di un re o di un imperatore; aveva il significato di “entrata potente” e il suo valore era direttamente proporzionale alla notorietà del personaggio. Lo stesso termine serviva però anche ad indicare l’apparizione di una divinità o un suo intervento prodigioso.

È il Padre della Chiesa Epifanio che, nella seconda metà del IV secolo, dà la prima notizia di come questa festa veniva intesa in Oriente cioè come celebrazione della venuta del Signore, ossia della sua nascita e sua perfetta incarnazione. Quando la festa dell’Epifania è entrata in Occidente ha cambiato significato celebrando la rivelazione di Gesù al mondo. Con l’Epifania la maggior parte delle chiese occidentali hanno inteso celebrare principalmente l’arrivo dei Magi con la conseguente manifestazione di Gesù quale Signore di tutti i popoli.

Il Vangelo di Matteo

Dei quattro Vangeli canonici, solo Matteo parla dei Magi:

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». […] Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Mt 2, 1-2; 9-12

Il vangelo di Matteo non riporta il numero dei magi, né tantomeno i loro nomi; riporta invece i tre doni. I Padri della Chiesa, probabilmente ricollegandosi a Isaia, hanno visto in essi simboleggiata la regalità (oro), la divinità (l’incenso), e la passione del Cristo (la mirra). Plausibile che i Magi fossero tre? No. Ma tre doni, tre Magi. Questa è stata la prima semplificazione; ma poi i tre personaggi hanno finito con l’assumere “artisticamente” le caratteristiche del dono che portano. Nei secoli successivi infatti, l’arte ha lavorato molto sulla loro rappresentazione.

Primo dono: l’oro

La lavorazione dell’oro era un’attività rilevante per i romani già a partire dal I secolo a.C., complici le sempre maggiori conquiste territoriali. A Roma arrivava moltissimo oro. Il Magio che porta l’oro, simbolo di regalità (le corone erano d’oro) ha la pelle chiara, tipicamente europea. Il colore a lui associato è il rosso, simbolo di regalità.

Secondo dono: l’incenso

Fin dall’epoca romana la via carovaniera chiamata “via dell’incenso” era particolarmente importante perché attraverso di essa transitavano le merci che arrivavano via mare dall’India e dall’Estremo Oriente tra le quali le essenze profumate come l’incenso. La pratica di ardere l’incenso affonda le radici nell’antichità ed è legata al culto di moltissime religioni. Nell’ebraismo l’incenso veniva bruciato quotidianamente come sacrificio di lode. Il profumo d’incenso simboleggia la preghiera del credente che sale verso il cielo ritenuto il luogo dove abita Dio. Il Magio che porta l’incenso, simbolo di divinità, ha la pelle dal colore tipicamente orientale. Il colore a lui associato è il blu, colore del cielo e quindi della divinità.

Terzo dono: la mirra

La mirra è una resina profumata che si ricava da un arbusto che cresce in luoghi desertici, soprattutto in Africa. Nell’ambito cultuale ebraico serviva per preparare l’olio dell’unzione sacerdotale. Anche l’olio che doveva ungere il Messia si preparava con la mirra. Essa è presente nel contesto della passione di Gesù: gli viene data mescolata con il vino per alleviare le sue sofferenze. Nei brani pasquali di Marco e di Luca le donne vanno al sepolcro con vasetti di olio aromatico per ungere il corpo del loro Signore, che scoprono poi risorto. Quest’olio profumato conteneva anche mirra. Il Magio che porta la mirra, simbolo di Passione, ha la pelle scura, tipicamente africana. Il colore a lui associato è il verde.

I Magi: iconografia, nomi e reliquie

Con l’iconografia medievale si è stabilizzata la rappresentazione dei tre Magi con il diverso colore della pelle per indicare i tre continenti conosciuti al tempo: Europa, Asia ed Africa, nonché l’universalità del messaggio cristiano.

Per quanto concerne i nomi, comparsi più tardivamente: Baldassarre sembrerebbe avere un’origine babilonese, Gaspare iranica, mentre Melchiorre una provenienza fenicia. Le loro reliquie sarebbero conservate nella cattedrale di Colonia dal XI secolo.

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