La neuroteologia

La neuroteologia

La scienza teologica utilizza da sempre modelli presi a prestito dalla filosofia per l’interpretazione della fede. Oggi questi modelli sono divenuti insufficienti. Le ricerche neuroscientifiche affrontano temi come quello del comportamento umano, della coscienza e anche della fede, esprimendo poi i risultati anche in termini filosofici. Gerald Edelman (1929 – 2014) affermava che per comprendere il funzionamento del cervello è necessario conoscerne lo sviluppo (darwinismo neurale). In questa maniera è possibile arrivare a capire come il cervello “pensa” la materia e fare quindi delle previsioni sul comportamento umano. Diventa fondamentale allora considerare il corpo in toto e quindi nella sua complessità pluridimensionale.
Nel mese di marzo dello scorso anno si è svolto a Padova un ciclo di incontri interdisciplinari che hanno affrontato il tema delle innovazioni tecniche, puntando l’attenzione soprattutto sul versante delle neuroscienze. In questo articolo riporto gli interessanti spunti offerti agli ascoltatori dal Prof. Giorgio Bonaccorso.
Con il termine neuroteologia si designa quella scienza che studia ciò che avviene a livello neuro-biologico durante lo sviluppo dell’esperienza religiosa.

L’occidente è stato segnato dalla riduzione del corpo a oggetto, e questo spesso ha impedito di approfondire il concetto di soggettività (pensiamo al dualismo mente-corpo). Il corpo dovrebbe essere un fenomeno semplice, dove ci si percepisce contemporaneamente soggetto e oggetto. Le funzioni mentali allora non devono essere pensate oltre l’oggetto-corpo, ma integrate ad esso. I percorsi emotivi hanno poi un ruolo primario nell’esperienza corporea e la crescita umana. La mentalità occidentale pone invece tradizionalmente la ragione al di sopra di tutto.

Queste acquisizioni sono fondamentali per l’analisi della ritualità. Studiando i riti emerge il primato della corporeità; la cosa più importante dell’esperienza religiosa non sono i miti o le morali connesse ma i riti, cioè quelle azioni emotive e corporali in cui il soggetto si apre a nuovi mondi attraverso il corpo. Il sacro nasce dalla sfera emotiva, di conseguenza la ragione non è mai luogo emergenziale. La ritualità è essenziale anche per l’apprendimento: il processo di ripetizione è quello che rende realistico il contro intuitivo. Il sacro è contro intuitivo, però la ripetizione lo rende vivibile e credibile. È necessario ripensare la dualità mente-corpo in termini di unità; senza abolire le differenze anzi integrandole. Il modello simbolico ci aiuterebbe in quanto fa parte della sua natura comporre le dualità facendo in modo che ogni uno dei due elementi coinvolti sia di aiuto all’altro. Il corpo-oggetto e corpo-soggetto devono essere integrati; dovremmo andare verso un monismo non riduzionista. Occorre recuperare l’unità di fondo evitando però di perdere le differenze di livello; ci sono livelli più complessi e meno complessi però non sono tra loro riducibili. E’ possibile trovare dei modelli filosofici alternativi; sarebbe interessante che contribuissero anche altre scienze (neuroscienze).

C’è poi il fondamentale problema dell’Io. Sembra apparire dai dati biblici che l’uomo non sa fino in fondo com’è il suo Io; questo è all’interno di un percorso evolutivo di scoperta in cui bisogna mettersi in ascolto. C’è una complessità che è in fase evolutiva: nel racconto della resurrezione i discepoli non riconoscono subito Gesù, lui si fa toccare, parla, mangia, recupera cioè la fisicità del suo Io pre-resurrezione. L’identità non è solo l’anima, ma tutto il percorso del prima. I modelli filosofici che contrappongono corpo e interiorità non soddisfano più quindi. Ma tutto questo non si può fare considerando Dio quale oggetto della teologia. L’oggetto della teologia non può essere Lui; può essere lo studio delle testimonianze di coloro che dicono di avere fatto esperienza di Dio. Nelle religioni non abbiamo sistemi filosofici o teologici, ma prassi di esperienza della fede! Il vero punto di partenza è l’esame dei fenomeni mitici (Scrittura) e dei riti (Liturgia). La tesi che sta emergendo è che i riti sono alla base dei miti e avrebbero creato il sacro; non viceversa.

La rivelazione di Dio in termini bilici non è una comunicazione di idee ma un continuo di eventi da cui poi deriva la dottrina. L’evento non esiste se non c’è un corpo che si muove. Il primo atto pubblico di Gesù in effetti fu un rito (battesimo) come pure uno degli ultimi, la cena.

 

audio dell’intervento

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