Categoria: Anima

Nefesh, nell’Antico Testamento significa «soffiare, esalare», viene convenzionalmente tradotto con anima. In realtà non designa l’anima nel senso comune da noi attribuito oggi a questo termine. Esso indica più precisamente il «soffio della respirazione» ed in particolare l’azione concertata di tutti quegli organi ed apparati che concorrono a questa vitale attività: gola, trachea, collo. La correlazione nefesh – collo viene codificata molto nell’arte, soprattutto nell’iconografia mariana. Generalmente la base del collo è ingrossata e mantiene poi un diametro spesso per tutta la sua lunghezza: questo sta ad indicare la pienezza dello spirito in Maria. Nel pensiero ebraico non ancora ellenizzato nefesh designava dunque l’attività vitale del respiro e quindi, in senso lato, la vita dell’individuo in quanto tale. Poteva corrispondere, in maniera più ampia e generica, all’idea di “essere vivente” o “creatura”; cioè in pratica di chi vive in quanto animato. Ecco allora che nel linguaggio veterotestamentario esalare la propria nefesh significa morire; salvarla, significa salvare la propria vita.

L’anima e gli spiriti vitali in Cartesio

L’anima e gli spiriti vitali in Cartesio

Per Cartesio (1596-1650) l’essere umano è il risultato dell’unione di due sostanze le quali però sono profondamente eterogenee anche se collegate: una res extensa, cioè il corpo che possiede solo la nozione di estensione (materia corporale), ed una res cogitans, cioè la sostanza pensante nella quale sono comprese le percezioni dell’intelletto e le inclinazioni della volontà.

Anima e spirito in Matteo

Anima e spirito in Matteo

Nel capitolo XVI del Vangelo di Matteo troviamo: «Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?» (Mt 16, 26). Con queste parole Gesù evidenzia l’importanza della psiche e il fatto che la sua unicità non è riscattabile. …

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La lettera ai filadelfiesi di Ignazio di Antiochia

La lettera ai filadelfiesi di Ignazio di Antiochia

Di Ignazio, vescovo di Antiochia, sappiamo solamente che morì martire a Roma intorno all’anno 107. Deportato dalla Siria al tempo dell’imperatore Traiano, durante il viaggio scrisse sette lettere indirizzate ad altrettante comunità dell’Asia Minore. Da questi scritti emerge tutta la sua personalità: fede profonda, mistico amore per Cristo e ardente anelito al martirio. La fede e la carità sono per Ignazio l’essenza del cristianesimo. Quella destinata alla comunità di Filadelfia partì da Troade.

Agostino. Lo spirito quale presenza reale di Dio nell’anima umana

Agostino. Lo spirito quale presenza reale di Dio nell’anima umana

Il platonismo fu considerato in maggior sintonia con la rivelazione e la riflessione cristiana primitiva di quanto non lo fosse l’aristotelismo poiché il primo permetteva maggiore sviluppo speculativo della teologia di taglio contemplativo e ascetico. Agostino mantiene una certa dipendenza da questa visione: «Certo che l’anima non è tutto l’uomo ma la sua parte migliore, …

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L’anima umana in Platone come sostanza individuale

L’anima umana in Platone come sostanza individuale

Platone utilizza il termine psyché per indicare quella capacità che l’uomo possiede di costruire un sapere oggettivo coi soli costrutti ideali prescindendo della materia. Essa quindi non designa tanto la coscienza o la “psiche”, quanto la capacità di astrarre dal sensibile. Platone riceve le nozioni di purificazione e salvezza dalle dottrine orfiche attraverso il Pitagorismo.

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