L’anima e gli spiriti vitali in Cartesio

L’anima e gli spiriti vitali in Cartesio

Per Cartesio (1596-1650) l’essere umano è il risultato dell’unione di due sostanze le quali però sono profondamente eterogenee anche se collegate: una res extensa, cioè il corpo che possiede solo la nozione di estensione (materia corporale), ed una res cogitans, cioè la sostanza pensante nella quale sono comprese le percezioni dell’intelletto e le inclinazioni della volontà. Egli arriva a tale conclusione analizzando la distinzione reale tra le vis cognoscens (mens, intellectus, animus, ingenium) e il corpus: «E osservando questa verità: penso, dunque sono, […] conobbi ch’ero una sostanza la cui intera essenza o natura sta solo nel pensare e che per esistere non ha bisogno di alcun luogo né dipende da qualcosa di materiale. Di modo che questo io, cioè la mente per cui sono quel che sono, è interamente distinta dal corpo, dal quale è anche più facile a conoscersi; e non cesserebbe di essere tutto quello che è anche se il corpo non esistesse» (cfr. R. Descartes, Discorso sul metodo).

Il soggetto della conoscenza umana è la mente (mens), nettamente distinta dai sensi. Essa viene definita da Descartes come la facoltà per mezzo della quale propriamente conosciamo, puramente spirituale e distinta dal corpo. La mens umana «ha qualcosa di divino, in cui i primi semi di pensieri utili sono stati immessi in modo tale, che spesso, per quanto trascurati o soffocati da applicazioni disordinate, producono messi spontanee» (G. Crapulli, Introduzione a Descartes). La mente umana dunque è capace di conoscere la verità, anche se entro determinati limiti.
Nell’opera Discorso sul metodo, Descartes descrive le meditazioni fatte a proposito dell’esistenza dell’anima e di Dio, fondamenta della metafisica cartesiana. Con il termine mens indica la parte più alta dell’anima, in cui risiede il pensiero. Essa viene quindi definita essenzialmente una soggettività pensante. L’anima è distinta sia dal corpo che dalle sensazioni; essa opera sulla base di “idee innate” ed è unita al corpo solo accidentalmente. L’anima esercita la sua influenza sugli spiriti vitali localizzati nella ghiandola pineale e, di converso, riceve immagini e sensazioni dagli organi corporali. La ghiandola pineale (il conarium secondo la terminologia dell’epoca) sarebbe a giudizio di Descartes, il luogo fisico del cervello nel quale avverrebbe anche lo scambio di informazioni tra anima e corpo.

Il trattato Le passioni dell’anima affronta questioni particolari legate alla problematica dell’unione dell’anima con il corpo: «Concepiamo dunque qui che l’anima abbia la sua sede principale nella piccola ghiandola che sta nel mezzo del cervello, donde s’irradia in tutto il resto del corpo mediante gli spiriti, i nervi e anche il sangue che, partecipando alle impressioni degli spiriti, li può portare per mezzo delle arterie in tutte le membra. […] I piccoli filamenti dei nostri nervi sono distribuiti in modo tale in tutte le sue parti, che, in occasione dei diversi movimenti che vi sono eccitati dagli oggetti sensibili, essi aprono in modo diverso i pori del cervello, il che fa sì che gli spiriti animali, contenuti in quelle sue cavità, entrino in modo diverso nei muscoli e per tal mezzo possano muovere le membra in tutte le diverse maniere possibili; e ricordandoci anche che tutte le altre cause, che possono diversamente muovere gli spiriti, sono sufficienti per condurli nei diversi muscoli, aggiungiamo qui che la piccola ghiandola, che è la sede principale dell’anima, è sospesa tra le cavità che contengono questi spiriti in modo tale che può essere mossa da essi in tante diverse maniere quanto sono le diversità sensibili negli oggetti. Essa però può anche essere mossa diversamente dall’anima, la cui natura è tale che riceve in sé tante diverse impressioni, cioè ha tante diverse percezioni quanti diversi movimenti si producono in questa ghiandola».

In sintesi, l’anima, che esercita l’intelletto e permette il pensare, risiede nella ghiandola pineale ed influenza il corpo attraverso gli spiriti che si radicano in tutti i nervi e nel sangue.
Vediamo meglio come definisce Descartes gli spiriti. Per lui il principio di ogni movimento è il calore. L’agitazione delle particelle, le più minute chiamate «spiriti», provocata dal calore, caratterizza la circolazione del sangue, la nutrizione e la crescita. Attraverso le arterie il sangue riscaldato dal cuore passa in tutte le parti del corpo per trasportare calore e nutrimento: «Infine le parti di questo sangue più agitate e più vive, portate al cervello dalle arterie che vi pervengono dal cuore in linea retta più delle altre, compongono un’aria o vento sottilissimo, denominato spiriti naturali che dilatando il cervello lo rendono idoneo a ricevere le impressioni degli oggetti esterni e anche quelle dell’anima, ossia ad essere l’organo o la sede del senso comune, dell’immaginazione e della memoria. Poi questa stessa aria o questi stessi spiriti colano dal cervello attraverso i nervi in tutti i muscoli, per cui dispongono questi nervi a servire da organi ai sensi esterni e, gonfiando diversamente i muscoli, danno movimento a tutte le membra» (R. Descartes, La description du corps humain da Oeuvres de Descartes XI).

Dio stesso è spirito e l’anima umana è una sua emanazione: «Il cammino che ritengo si debba seguire per giungere all’amore di Dio, consiste nel considerare che egli è uno spirito, o una cosa che pensa, e poiché in questo la natura della nostra anima ha qualche somiglianza con la sua, arriviamo a persuaderci che esse è un’emanazione della sua intelligenza sovrana» (R. Descartes, Le passioni dell’anima).
Per Descartes il pensiero trova nel concetto di spirito il suo naturale sostegno capace di fornire alla res cogitans un centro di riferimento unitario. L’uomo, per la componente del corpo, rientra nell’ambito della natura materiale e soggiace alle leggi meccaniche. Il suo comportamento tuttavia è irriducibile a quello degli animali, anche di quelli più evoluti, mostrandosi non limitato e condizionato come questi dalla conformazione degli organi. Vi è in esso un aspetto innovatore che trascende i quadri di ogni predeterminazione meccanica.
Sarà proprio attraverso la dottrina cartesiana delle due sostanze, res cogitans e res extensa, che inizierà ad affermarsi il significato di spirito come principio della personalità umana.

Bibliografia:

G. Crapulli, Introduzione a Descartes, Editori Laterza, Bari 1992.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *