Max Scheler: corpo, spirito e persona

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L’uomo, per Max Scheler (1875-1928), è costituito da due dimensioni essenziali: vita, intesa come impulso istitutivo del corpo animato, e spirito.

Lo spirito trascende la vita

L’uomo è un essere spirituale, in quanto capace di svincolarsi dal legame con la vita materiale e da ciò che le appartiene:

sebbene lo spirito, tendenzialmente ascetico ed esonerante nei confronti dell’istintualità e della strumentalità animale, trascende continuamente la vita, esso tuttavia non viene mai ad essere completamente alternativo rispetto alla vita, ma la presuppone.

T. Perrone, Corpo, spirito e persona in Max Scheler, in Corpo e anima oggi, CLEPU Editrice, Padova, 2004, p. 209.

La specificità che distingue l’uomo dall’animale sta, per Scheler, nel fatto che questi è in grado di trascendere l’intera rete di determinazioni e condizioni entro la quale la sua vita viene a realizzarsi, di andare oltre sé stesso, e di aprirsi all’assoluto, tendendo e innalzandosi a Dio.

Max Scheler e Immanuel Kant

L’uomo è persona in quanto è soggetto spirituale, egli è atto spirituale: «Lo spirito è il principio per il quale l’uomo si distingue specificamente dall’animale e in virtù del quale egli non è un mero gradino della sfera biologica, diverso da quello precedente ― il regno animale ― solo per una differenza di grado, ma un essere con una più alta collocazione ontologica» (T. Perrone, Corpo, spirito e persona in Max Scheler…, p. 211). Le caratteristiche di ogni essere spirituale sono l’apertura al mondo, l’autocoscienza e l’inoggettivabilità. Quest’ultima rappresenta l’assoluta soggettività umana. Max Scheler afferma che fu Immanuel Kant il primo nella modernità a porre lo «spirito» al di sopra della «psiche», negando esplicitamente che esso potesse ridursi ad essere un gruppo di funzioni dell’anima, la quale del resto deve la sua fittizia ammissione ad una ingiustificata cosificazione degli atti spirituali (Cfr. M. Scheler, Die Stellung des Menschen im Kosmos).

L’uomo non è determinato dal corpo

L’uomo in virtù dello spirito diventa il dominatore della vita, in quanto la può indirizzare a fini spirituali, rendendosi parzialmente identico a Dio; «la caratteristica fondamentale di un ente spirituale, qualunque possa essere la sua costituzione psico-fisica, consiste nella sua emancipazione esistenziale da ciò che è organico, nella sua libertà, nella capacità che esso, o meglio il centro della sua esistenza, ha di svincolarsi dal potere, dalla pressione, dal legame con quanto è organico, dal legame con la “vita” e tutto ciò che essa abbraccia» (T. Perrone, Corpo, spirito e persona in Max Scheler…, p. 215).

L’uomo non è determinato dal corpo, o dalla natura materiale, anche sa da questa non può prescindere. Egli può trascendere la propria vita ed aprirsi al mondo spirituale guidato dalla suprema legge dell’amore, in quanto è essenzialmente persona ed è proiettato verso Dio, Persona per eccellenza. Scheler ribadisce l’unità indissolubile della persona la quale però non si identifica con l’«io penso»:

Noi conosciamo invece l’intera sfera degli atti […] con il termine “spirito”: definiamo come tale tutto quanto presenti l’essenza di atto, d’intenzionalità e di pienezza di senso, a prescindere dall’ambito in cui tutto ciò possa effettivamente manifestarsi. Dalle considerazioni fatte è chiaramente evincibile che ogni spirito è “personale” per necessità di natura eidetica e che l’idea di uno “spirito impersonale” è un “controsenso”. All’essenza dello spirito non ineriscono però né un “io” né la divisione tra “io e mondo-esterno”. La persona è piuttosto quanto si pone come unica e ontologicamente necessaria forma di esistenza dello spirito a condizione che si tratti di uno spirito concreto. (S. Grossi, «Perché la riflessione del ‘900 non si interessa dell’immortalità dell’anima: l’analisi di Max Scheler», in Vivens Homo XIX (2008) 2, Lecceto 4-5 giugno 2007, p. 354).

Lo spirito come elemento specifico in Scheler

Nella pubblicazione La posizione dell’uomo nel cosmo del 1928, Scheler rivede e sviluppa alcune tesi, soprattutto in ordine allo spirito come elemento specifico caratterizzante l’uomo in rapporto a tutti gli altri viventi. Così dal gradino più basso («impulso affettivo») si ascende per livelli successivi: «istinto», «memoria associativa», «intelligenza pratica», per giungere infine a quello che distingue l’uomo dall’animale, cioè lo spirito quale principio che si manifesta in una «emancipazione esistenziale da ciò che è organico, nella sua libertà, nella sua capacità che esso, o meglio il centro della sua esistenza, ha di svincolarsi dal potere, dalla pressione dal legame con la “vita” e con quanto essa abbraccia» (S. Grossi, «Perché la riflessione del ‘900 non si interessa dell’immortalità dell’anima: l’analisi di Max Scheler», in Vivens Homo XIX (2008) 2, Lecceto 4-5 giugno 2007, p. 354).

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