San Francesco e Sant’Antonio in Veneto: storie di fondazioni e devozione

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San Francesco, patrono d’Italia, è una figura importante. Da oltre 800 anni viene venerato e seguito. L’ordine da lui fondato è ancora oggi presente e molto attivo. In questo articolo vediamo quali sono le tracce che Francesco ha lasciato in Veneto e il suo rapporto con l’altra grande figura del XIII secolo attiva in regione: Antonio.

La conversione di Francesco

Francesco, nato presumibilmente nel 1182, era il figlio di un ricco mercante, ma la sua ambizione più grande era diventare cavaliere. Una crisi religiosa lo portò però alla conversione e alla decisione di vendere tutto per donare il ricavato ai poveri. Si convertì nel 1206, a venticinque anni, e iniziò la sua predicazione itinerante nel 1209. La fondazione dell’Ordine è del 1208 con la costituzione della prima comunità di 12 frati, chiaramente il numero 12 non è casuale. Si fanno da subito chiamare: minores. Nel 1221 viene messa per iscritto una prima regola di vita comune per i frati.

San Francesco e Sant’Antonio al Capitolo delle Stuoie

Il 30 maggio del 1221 frate Antonio, proveniente dal Portogallo, insieme a tutti i frati dell’Ordine raggiunge Santa Maria degli Angeli ad Assisi, per partecipare alla grande assemblea del Capitolo generale detta “delle stuoie”. In quell’occasione il giovane Antonio può vedere e ascoltare le parole di frate Francesco già molto malato. Eppure quell’incontro accese un fuoco interiore che in Antonio non si spense più. Queste due straordinarie figure della storia del cristianesimo furono dunque contemporanee, anche se per pochi anni, cioè dal 1220 al 1226. Tra i due santi vi fu poi un contatto epistolare tra la fine del 1223 e l’inizio del 1224. Francesco inviò ad Antonio un biglietto col quale lo autorizzava ad insegnare teologia ai frati, ma raccomandando che ciò non andasse a discapito della preghiera.Francesco e Antonio esercitarono un grande influsso sociale al tempo in quanto i minores entravano in contatto con gli strati più poveri della popolazione i quali, a loro volta, si sentivano più solidali con un cristianesimo così umile e a loro vicino.

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Santa Maria degli Angeli (Assisi)

Gli insediamenti francescani in Veneto

L’Italia fu chiaramente zona privilegiata per le fondazioni degli insediamenti da parte di San Francesco in persona. In generale, fu probabilmente la missione del 1221 a fornire occasione per dare maggiore stabilità agli insediamenti del nord Italia, specialmente quelli dislocati sulle grandi vie di comunicazione verso la Germania: Verona e Trento. Secondo la tradizione, nel XIII secolo in Veneto, ci sarebbe stata la fondazione o comunque la presenza francescana nelle seguenti località: Padova, Venezia, Verona, Asolo, Angarano, Vicenza, Cologna Veneta, Pernumia, Este, Monselice, Sommacampagna, Rovigo.

Nelle grandi città venete

Quali gli insediamenti presenti nelle principali città venete nel XIII secolo?

Venezia: per San Francesco al Deserto che c’è una precocità fondativa di questo insediamento francescano, fatta risalire addirittura agli ultimi anni di vita di Francesco.

Verona: ospizio di Santa Croce.

Vicenza: la chiesa San Salvatore in Carpagnon, abbiamo documentata la presenza dei frati minori, con diverse modalità insediative però. Nessuna delle fonti parla di fondazione di conventi da parte di Francesco in persona, ma piuttosto il costituirsi di nuclei minoritici nel contesto di una qualche domus, come la domus leprosorum che i minori “prendevano in gestione”.

Sappiamo poi, da altre fonti, che gli insediamenti francescani del XIII secolo sono attestati anche in: Ca Murà (Bertipaglia, fondato nel 1238),

Pernumia  (quello di Pernumia è ricordato dagli statuti del 1225. Probabilmente era, come i francescani erano soliti fare fino al 1223, un insediamento non recintato e frequentavano poi la chiesa parrocchiale come gli altri fedeli. Dal 1223 ottennero il privilegio di celebrare nelle proprie chiese),

Bovolenta (convento di S. Francesco fondato nel 1264 da un lascito e dipendente dal Santo di Padova, visitato anche da San Bonaventura come riportato da Andrea Gloria in “Territorio padovano illustrato“), Polverara, Cologna Veneta.

Il testamento di Buffone di Bortolotto

Il primo documento importante sugli insediamenti francescani in Veneto è il testamento di Buffone di Bertolotto datato 9 agosto 1238. Vi sono ricordati gli insediamenti di Este, Montagnana, Monselice, Piove di Sacco, Camposanpiero, Curtarolo (convento francescano a tre navate poi soppresso, oggi è rimasto l’oratorio, risalente a prima del 1238), S. Maria Mater Domini e l’Arcella entrambi in Padova. A questi vanno aggiunti Lendinara e Rovigo che facevano parte della custodia patavina.

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Basilica di Sant’Antonio di Padova

Sant’Antonio e Padova

Per la figura di Sant’Antonio, focalizziamo l’attenzione nella chiesa santuario dell’Arcella, che ha una storia molto lunga e travagliata. Ai tempi di Antonio era un borgo non lontano dalle mura cittadine, chiamato Capo di Ponte, dove c’era una chiesetta intitolata a Santa Maria de Cela (o de Arcella) che comprendeva il monastero delle Clarisse ed il convento dei Frati minori. Secondo un’antica tradizione tale primitivo convento dell’Arcella sarebbe stato fondato intorno al 1220 dallo stesso Francesco di Assisi, che di ritorno dalla Terra Santa passò per Padova e lo fondò. All’Arcella giungerà per la prima volta, nel 1227, anche Antonio. È all’Arcella che Antonio arriverà morente la sera del 13 giugno 1231. Dopo la morte del santo, la salma fu trasferita alla Basilica di Sant’Antonio, ma l’Arcella continua oggi ad essere uno dei luoghi più venerati della città.

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