I Sacramentali

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I sacramentali sono gesti rituali significativamente distinti dai sacramenti e, proprio in quanto meno definibili ma maggiormente relativi alle circostanze della vita, necessitano di uno sguardo più ampio e analitico. Uno degli aspetti più interessanti della loro azione sta nel fatto che sono in grado di intercettare il mutare della cultura, e attraverso l’impiego di una certa creatività, essi entrano in maniera del tutto particolare all’interno della Tradizione della Chiesa. La distinzione tra sacramenti e sacramentali non si dipana solo sul piano teologico ma anche in quello liturgico e, analizzare il rapporto che sussiste tra i due è una sfida interessante anche oggi.

La teologia medievale

Fu la riflessione teologica medievale che aprì la strada ad una prima distinzione. Ugo di San Vittore distingue tra sacramenti e altri segni che per loro natura non sono propriamente ordinati alla salvezza. Tra questi alcuni consistono in cose come l’aspersione con acqua, l’imposizione delle ceneri, la benedizione dei rami d’ulivo e dei ceri; altri consistono di fatto nel segno della croce, nell’imposizione delle mani, nell’inginocchiarsi. Il primo ad utilizzare il termine “sacramentale”, facendolo quindi entrare nel vocabolario teologico, fu Guglielmo d’Auvergne nella sua opera Magisterium divinale composta tra il 1223 e il 1240. L’autore annovera tra i sacramentali anche la consacrazione episcopale.

I sacramentali in Sacrosanctum Concilium

Il secondo capitolo della costituzione dedicata alla liturgia è riservato al Mistero eucaristico, mentre il terzo agli “altri sacramenti e ai sacramentali”. I sacramenti, si legge:

sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni hanno poi anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati “sacramenti della fede”.

SC n. 59

Il numero 60 contiene la definizione di sacramentali: «La santa madre Chiesa ha inoltre istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, ad imitazione dei sacramenti, sono significati, e vengono ottenuti per intercessione della Chiesa effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita.» All’interno del n. 61 emergono poi quelli che sono l’azione e il ruolo svolto dai sacramentali: «Così la liturgia dei sacramenti e dei sacramentali offre ai fedeli ben disposti la possibilità di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina, che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e resurrezione di Cristo; mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali. E così non esiste quasi alcun uso retto delle cose materiali, che non possa essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio.» I sacramentali, riporta emblematicamente poi il n. 62, necessitano di un adattamento a quelle che sono le esigenze del tempo presente.

I sacramentali dopo il Concilio Vaticano II

Come viene evidenziato dal documento conciliare, sussiste un ineludibile legame tra sacramenti e sacramentali. Nel processo rituale, i sacramenti si compongono di sacramentali e i sacramentali, a loro volta, si compiono nei sacramenti. 

Tra i sette sacramenti, quello dell’Ordine in particolare ha subito un profondo mutamento dopo il Concilio Vaticano II. Nella sua forma precedente esso prevedeva quattro tappe, i cosiddetti “ordini minori”, seguiti dai tre “ordini maggiori” tra i quali solo il Sacerdozio era, di fatto, l’unico sacramento. Rientrava così nella definizione del sacramentale non solo ciò che stava tra lettorato e suddiaconato, ma anche la consacrazione del vescovo. Quest’ultima diviene, dopo la riforma liturgica del Vaticano II, punto cardine del sacramento dell’Ordine il quale assume quindi tre gradi, ossia diaconato, presbiterato ed episcopato, e gli altri riti si riducono a due: lettorato e accolitato (sacramentali).

Anche per il sacramento del Matrimonio possiamo fare delle osservazioni interessanti sul versante teologico. In Oriente il sacramento consiste nella liturgia celebrata dal sacerdote; in Occidente, invece, la liturgia celebrata dal sacerdote è solo un sacramentale mentre il sacramento consiste nello scambio dei consensi da parte dei due contraenti.

Il Caerimoniale Episcoporum del 1984, a differenza di quello che avvenne dopo Trento, include tra i sacramentali anche il funerale (cfr. Parte VI). La dedicazione e la benedizione di una chiesa sono entrambe classificate come sacramentali; la seconda è intesa per la sola destinazione temporanea. L’acqua benedetta, piuttosto che il segno delle ceneri il primo mercoledì di Quaresima, sono dei sacramentali.

I sacramentali nel Codex Iuris Canonici

La materia dei sacramentali è molto complessa ma anche poco studiata. Nel Codex Iuris Canonici del 1983, il tema dei sacramentali è esposto nella parte seconda del libro, dedicata a “gli altri atti del culto divino”. Il Canone 1166 recita: «I sacramentali sono segni sacri con cui, per una qualche imitazione dei sacramenti, vengono significati e ottenuti per l’impetrazione della Chiesa, effetti soprattutto spirituali.» La prima distinzione fondamentale è che mentre i sacramenti sono segni di istituzione Divina i sacramentali, essendo approvati dalla Sede Apostolica, sono segni di istituzione ecclesiastica che possono essere quindi modificati o addirittura eliminati in parte senza che così facendo si alteri il deposito della fede. I riti istituiti da Cristo, i sacramenti, hanno un’efficacia loro propria; quelli istituiti dalla Chiesa invece sono legati alla fede della sua impetrazione, o preghiera.

Il Movimento liturgico

La valenza e l’azione dei sacramentali sono molto interessanti anche nell’ottica del Movimento liturgico. L’interesse è destato dal fatto che questi, con la loro prassi in molti casi di origine popolare, tendono decisamente a rifuggire il concetto astratto. Essi necessitano del contatto più che del concetto e, al pari dei sacramenti, sfruttano tutti i linguaggi archetipici come il mangiare, il bere, etc… Personaggi del calibro di Odo Casel e Romano Guardini hanno sottolineato quanto, all’interno della dinamica liturgica, azione umana e azione divina siano strettamente connesse. L’azione dei sacramentali si colloca proprio nell’onda di questa connessione.

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Bibliografia:

AA. VV., I Sacramentali. Questioni aperte e nuove prospettive, in Rivista Liturgica 108/2 (2021).

E. Mazza, Sacramentali e sacramenti: un problema teologico prima che pastorale, RPL 307 Nov-Dic 2014.