L’anima in Ludwig Wittgenstein

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Il tema dell’interiorità, dopo un periodo di oblio dovuto all’imperversare delle dottrine positivistiche, viene riproposto all’attenzione comune all’interno della prospettiva ermeneutica e della filosofia del linguaggio. Quale maggior rappresentante della Filosofia del linguaggio, nonché ispiratore del Neopositivismo, Ludwig Wittgenstein (1889-1951) compie un grande lavoro di analisi delle possibilità e della composizione del linguaggio, evidenziando come questo sia formato da preposizioni complesse scomponibili, a loro volta, in proposizioni elementari non ulteriormente divisibili.

Linguaggio e anima

Per Wittgenstein la vita del segno, la cui manipolazione sta alla base dell’utilizzo e del significato del linguaggio, è collocata nella mente e nell’interiorità umana. Il linguaggio è una facoltà che nasce e si sviluppa nell’anima. Esso è piena espressione dell’attività spirituale:

non potendo indicare una azione fisica, che chiamiamo “indicare la forma” (in contrapposizione, per esempio, al colore), diciamo che a queste parole corrisponde un’attività spirituale. Dove il nostro linguaggio ci fa supporre l’esistenza di un corpo, e non c’è alcun corpo, là, vorremmo dire, c’è uno spirito

Tractatus logico-philosophicus, § 36

Nell’opera Ricerche filosofiche, Wittgenstein afferma, contro l’idea filosofica secondo la quale la parola non ha significato se ad essa non corrisponde qualcosa, che i moti dell’anima vengono esteriorizzati e resi visibili attraverso il corpo e la parola (cfr. Wittgenstein. Una guida, p. 113).

Pensieri diversi

Ludwig Wittgenstein ha lasciato, tra i suoi appunti, raccolti postumi nel volumetto Pensieri diversi, alcune interessanti riflessioni che ci consentono di chiarire almeno in parte i contenuti linguistici dei termini anima e spirito. È possibile imbattersi in brevi aforismi dell’autore nei quali lo spirito, in quanto parte fondamentale dell’uomo, lo riempie ed è ciò che conferisce forma all’esteriorità. Dell’anima parla sottolineandone il legame di rappresentanza che essa ha con il corpo, ed in termini di possibilità che la caratterizzano: «L’uomo è la migliore immagine dell’anima umana» (Pensieri diversi, p. 98) e «il volto è l’anima del corpo» (Pensieri diversi, p. 53). L’utilizzo del linguaggio simbolico, che caratterizza l’uomo, è un’attività che mette in risalto l’interiorità dell’uomo stesso ed in particolare la sua anima.

Ludwig Wittgenstein e la fede

Parlando della possibilità umana della fede afferma che essa non ha bisogno di parole per essere espressa: «è fede in ciò di cui ha bisogno il mio cuore, la mia anima, non il mio intelletto speculativo. Perché è la mia anima, con le sue passioni, quasi con la sua carne e il sangue, che deve essere redenta, non il mio spirito astratto» (Pensieri diversi, p. 98). Possiamo notare in quest’ultimo passaggio come l’anima sia legata immediatamente al corpo il quale ne esprime i moti interni. Lo spirito è astratto. In un altro punto Wittgenstein sottolinea che «soltanto l’amore può credere alla resurrezione» (Pensieri diversi, p. 68). La religione cristiana, egli scrive, «non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e sarà dell’anima umana, ma una descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo. Infatti, il riconoscimento del peccato è un evento reale, e la disperazione pure e così anche la redenzione mediante la fede» (Pensieri diversi, p. 61-62).

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Bibliografia:

L. WITTGENSTEIN, Pensieri diversi, M. RANCHETTI (a cura di), Adelphi Edizioni, Milano 1988.

L. PERISSINOTTO, Wittgenstein. Una guida, Feltrinelli Editore, Milano 2008.