Edith Stein

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Edith Stein (1891-1942) fu allieva di Edmund Husserl. Nelle sue analisi sull’empatia e sull’indagine fenomenologica della persona emergono importanti riferimenti ai due termini oggetto della nostra ricerca: anima e spirito.

Edith Stein e il corpo come accadere psichico

Per Edith Stein, anima e spirito, non sono separati, ma nemmeno sono una cosa sola. Essa è profondamente convinta che, contrariamente da quanto affermato dalla psicologia sperimentale, l’io profondo dell’uomo non è riducibile alla semplice fisicità quindi ad una parte celebrale. Il corpo funge da mezzo, esso è il «teatro» dell’accadere psichico: attraverso il suo aspetto esteriore e le sue azioni, il corpo parla della vita interiore, dell’anima e dello spirito in esso contenuti. L’anima è quel sostrato che contiene e permette l’unità del flusso di coscienza individuale:

Il corpo proprio viene vissuto come luogo e condizione di possibilità delle sensazioni fisiche (Empfindnisse). Queste rappresentano in modo particolarmente chiaro la dimensione psichica, nel cui ambito la coscienza – a differenza di quanto avviene per gli atti della vita spirituale – dipende essenzialmente dal corpo. Date con certezza assoluta, ma non completamente trasparenti, le sensazioni tattili, olfattive, uditive, visive, gustative non scaturiscono direttamente dall’Io, ma sono essenzialmente localizzabili all’interno di un orizzonte unitario.

M. Salvioli, «Il contributo di Edith Stein alla chiarificazione fenomenologica e antropologico-teologica della corporeità», p. 81.

Quest’orizzonte che permette l’unitarietà è appunto l’anima. L’esistenza della sua dimensione diventa palese con le emozioni interiori che, diverse da quelle esteriori, possiedono caratteristiche specifiche.

L’anima secondo Edith Stein

L’anima è quindi quel principio unificatore in grado di armonizzare l’intreccio delle tre istanze: la dimensione corporea, la dimensione psichica e quella spirituale:

L’anima è lo “spazio” al centro di  quella totalità composta dal corpo, dalla psiche e dallo spirito; in quanto anima sensibile abita nel corpo, in tutte le sue membra e le sue parti, è fecondata da esso, agisce dando ad esso forma e conservandolo; in quanto anima spirituale si eleva al di sopra di sé, guarda il mondo posto al di fuori del proprio Io – un mondo di cose, persone, avvenimenti – entra in contatto intelligentemente con questo, ed è da esso fecondata; in quanto anima, nel senso più proprio, però, abita in sé, in essa l’Io persona è di casa.

E. Stein, Essere finito e Essere Eterno, p. 394.

L’anima dell’uomo in quanto tale è hoc aliquid («sussistente»), di natura spirituale e funge da forma corporis. Se infatti l’anima è per il corpo, e non esiste corpo senz’anima, tuttavia l’uomo non è mai solamente corpo vivente, individuo psicofisico. Per essere tale, essa necessita di un principio spirituale che è costitutivamente in-carnato in essa, e questo, secondo Edith Stein, lo si può osservare fenomenologicamente negli esempi riguardanti la «forza». Vi è nell’uomo una forza primariamente materiale (come quella che agisce nella digestione); vi è una forza organica (freschezza o stanchezza), una forza psichica (l’allegria), e vi è un piano primariamente spirituale come la gioia dell’intelligenza o la libertà di un atto volontario. In quest’ottica, per Edith Stein, ogni organismo vivente è percepito come una realtà «tenuta insieme».

L’anima spirituale forma del corpo

Lo psichico traspare nel corporeo, ma attraverso questo traspare anche l’altra dimensione essenziale, quella dello spirito:

L’anima non abita il corpo vivente come in una casa, non lo indossa e non lo toglie come un vestito […]. L’anima compenetra totalmente il corpo vivente e, attraverso questa compenetrazione della materia organizzata, non solo la materia diventa corpo vivente permeato di spirito, ma anche lo spirito diventa spirito materializzato e organizzato.

E. Stein, La struttura della persona umana, p. 156.

In quanto forma del corpo, l’anima assume una posizione intermedia tra spirito e materia. In quanto spirito, ha il suo essere in sé, può elevarsi con tutta la libertà al di sopra di sé, e accogliere in sé una vita più alta: «Secondo la sua essenza più intima l’anima è spirito (spiritus), e questa sua essenza sta al fondamento di tutte le sue forze». Qui la Stein richiama esplicitamente l’antropologia paolina citando in parte 1Cor 15, 35ss. e allargando poi la riflessione a Gv 7, 38 ed Eb 4, 12 (cfr. E. Stein, Essere finito e Essere Eterno, p. 472-473). Emerge allora una concezione per cui il corpo esprime simbolicamente l’anima spirituale che è principio della persona e forma del corpo stesso.

Conseguentemente, come abbiamo già visto, è possibile affermare che il corpo è simbolo dell’anima spirituale, e pertanto questa si rende visibile attraverso il corpo manifestando quell’intero antropologico che è la persona.

Dio come Atto Puro di Essere

Questa concezione antropologica porta ad una rilettura, secondo la Stein, dell’intera creazione: «nella natura umana è riassunta tutta la creazione. […] L’essere dell’uomo è corporeo vivente, animato e spirituale» (E. Stein, Essere finito e Essere Eterno, p. 389). La realtà trova il suo principio in Dio che, in quanto Atto Puro di Essere, è anche puro Spirito. Lo Spirito divino crea ogni cosa: «tutto ciò che è materiale viene costituito dallo Spirito. Questo non vuol dire soltanto che tutto il mondo materiale viene creato dallo Spirito divino, ma che ogni prodotto materiale è riempito di spirito» (E. Stein, La struttura della persona umana, p. 156).

L’espressione più propria dell’Eterno nell’uomo è la Grazia, la quale pur riguardando di per sé l’essenza dell’anima, si irradia coinvolgendo il corpo, il quale viene «spiritualizzato». Se la Grazia, che è azione dello Spirito, trova la propria sede nell’anima, questa traspare irradiando tutto il corpo. Attraverso la Grazia l’anima prende coscienza della presenza dello spirito e ne rimane afferrata.

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Bibliografia:

E. Stein, La struttura della persona umana, Ed. Città Nuova, Roma 2000.

E. Stein, Essere finito e Essere Eterno, Ed. Città Nuova, Roma 1999.

M. Salvioli, «Il contributo di Edith Stein alla chiarificazione fenomenologica e antropologico-teologica della corporeità», in Divus Thomas 46 (2007) 1, Le dimensioni dell’uomo (Spirito Anima Corpo), Edizioni Studio Domenicano.