Henri Bergson: spirito, corpo e coscienza

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Henri Bergson (1859-1941) costituisce un punto di riferimento per il pensiero francese tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Intrisa del pensiero agostiniano, la sua filosofia individua i suoi capisaldi in Descartes e Pascal. Uno dei suoi principali obiettivi è la difesa della coscienza dai tentativi riduzionistici di stampo positivista.

Spirito, coscienza e materia

Henri Bergson identifica la coscienza con lo spirito. Essa possiede la capacità di coordinare insieme passato, presente e futuro. La realtà del tempo è primariamente soggettiva: è il soggetto che, con la memoria da una parte e con la fantasia dall’altra, lega il presente rispettivamente al passato e al futuro. Nell’epoca in cui si sviluppa una visione meccanicistica del reale, il “tempo” diventa un valore assoluto, una variabile indipendente; gli istanti sono tutti uguali per definizione. Ma in quello che l’autore chiama “il tempo della coscienza” un istante può valere l’eternità, o comunque può essere decisivo per una intera esistenza. Il rapporto tra la realtà materiale esterna e quella spirituale interna è uno dei temi affrontati da Henri Bergson nell’opera Materia e memoria, all’interno della quale egli cerca di cogliere più chiaramente la distinzione tra corpo e spirito e di penetrare più intimamente nel meccanismo della loro unione. Contro la riduzione dello spirito a materia, l’autore ribadisce che il cervello non è in grado di “spiegare” lo spirito, e che la coscienza umana contiene infinitamente di più che il cervello corrispondente. Lo spirito è sede della memoria che però, per realizzarsi, necessita dei meccanismi del corpo in quanto è attraverso di esso che l’uomo agisce sugli oggetti del mondo. La coscienza è però, allo stesso tempo, indipendente dal corpo poiché una lesione del cervello non colpisce la coscienza quanto piuttosto il collegamento tra coscienza e realtà.

Lo spirito travalica i limiti del corpo

La realtà è che il corpo, sempre orientato all’azione, ha come funzione essenziale quella di limitare, in vista dell’azione, la vita dello spirito, ma lo spirito travalica da ogni parte i limiti imposti e del corpo. Lo spirito è, come abbiamo detto, il nucleo interiore dell’uomo nel quale risiede anche la fondamentale facoltà umana della memoria. Per il filosofo francese spirito e anima sono due poli della medesima realtà legata al corpo. La nostra coscienza solidifica l’esperienza che è un flusso continuo in una molteplicità di «cose» spaziali e di «istanti» spazializzati; solidifica «gruppi di immagini» e «gruppi di istanti», ponendoli come esistenti in modo «separato». E non potrebbe evitare di farlo perché l’anima non vive separata dal corpo, e non è quindi indifferente alle esigenze della condizione corporea della persona. C’è unità reale tra corpo e spirito; unità provata, non foss’altro, dal fatto che la vita dello spirito non avrebbe luogo, ad esempio, senza il sistema nervoso. Sono erronee perciò, secondo Bergson, tutte le forme di dualismo filosofico tra anima e corpo, com’è ingenua la pretesa che la vita della coscienza si attui a prescindere dalla sua incarnazione nel corpo fisico. I fatti d’ordine fisico non sono certo uguali a quelli d’ordine spirituale, ma è infondata l’affermazione che il corpo non svolga alcun ruolo in ordine all’attività dello spirito.

Lo spirito e il reale

Dunque non è corretto separare lo spirito dal corpo e, in generale, lo spirito da tutta la realtà dell’universo.

Il nostro spirito, che cerca dei punti d’appoggio solidi, ha per ufficio principale, nel corso ordinario della vita, di rappresentarsi degli stati e delle cose. Egli prende di tanto in tanto delle vedute quasi istantanee sulla mobilità indivisa del reale, e ottiene così delle sensazioni e delle idee. Con ciò egli sostituisce al continuo il discontinuo, alla mobilità la stabilità, alla tendenza in via di cambiamento i punti fissi che segnano una direzione del cambiamento e della tendenza. La nostra intelligenza, quando segue la sua china naturale, procede da una parte per percezioni solide e dall’altra per concezioni stabili. Essa parte dall’immobile e non concepisce e non esprime il movimento che in funzione dell’immobilità.

H. Bergson, Introduzione alla metafisica, V. Mathieu (a cura di), Laterza, Bari 1987

Per Bergson tra spirito e materia non c’è dualismo

L’intuizione di Bergson è una visione dello spirito da parte dello spirito stesso. Essa è immediata come l’istinto e consapevole come l’intelligenza. Con l’intuizione si può cogliere al di là della «fissità» delle forme fisiche, lo slancio vitale. Questo slancio è già spirito secondo il filosofo francese. L’essenza di tutte le cose è spirito. La materia non è, come scrive l’autore in L’evoluzione creatrice, dualisticamente contrapposta allo spirito: essa è il «distendersi dello slancio vitale», di questa tensione interna alla realtà, per poter nuovamente «estendersi». L’uomo, parte di questo universo, ha per essenza la forza vitale che lo rende attivo sia sul piano conoscitivo che su quello pratico. Per la sua natura spirituale egli ricrea continuamente sé stesso, spinto da due forze che agiscono in concorso al fine di soddisfare i bisogni d’ogni genere del suo vivere quotidiano: istinto e intelligenza. Queste due forze sono comuni anche agli animali, ma mentre nell’animale l’istinto prevale sull’intelligenza, nell’uomo è questa che dovrebbe prevalere e che lo caratterizza specificamente.

Il “supplemento” di anima

Oggi la tecnica ha ampliato la propria azione incisiva sulla natura e, in virtù di tale constatazione, possiamo dire che il corpo dell’uomo si è “espanso” oltre misura. Ebbene questa dilatazione corporale necessità anche di un supplemento di anima e, come scrive Henri Bergson in Le due fonti della morale e della religione, la meccanica esigerebbe un contributo mistico. Secondo l’autore questo supplemento di anima è necessario per guarire i mali del mondo contemporaneo. Ciò non è impossibile, giacché il misticismo, benché presupponga un uomo geniale e in qualche modo privilegiato, vive nell’animo di ogni individuo. La domanda emblematica che si pone l’autore è: se la parola di un grande mistico può trovare un’eco in ciascuno di noi, non è perché vi è forse in noi un mistico che sonnecchia e che aspetta solo l’occasione per risvegliarsi?

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Bibliografia:

H. Bergson, Materia e memoria.

H. Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza.

H. Bergson, L’evoluzione creatrice.