Categoria: Anima

Nefesh, nell’Antico Testamento significa «soffiare, esalare», viene convenzionalmente tradotto con anima. In realtà non designa l’anima nel senso comune da noi attribuito oggi a questo termine. Esso indica più precisamente il «soffio della respirazione» ed in particolare l’azione concertata di tutti quegli organi ed apparati che concorrono a questa vitale attività: gola, trachea, collo. La correlazione nefesh – collo viene codificata molto nell’arte, soprattutto nell’iconografia mariana. Generalmente la base del collo è ingrossata e mantiene poi un diametro spesso per tutta la sua lunghezza: questo sta ad indicare la pienezza dello spirito in Maria. Nel pensiero ebraico non ancora ellenizzato nefesh designava dunque l’attività vitale del respiro e quindi, in senso lato, la vita dell’individuo in quanto tale. Poteva corrispondere, in maniera più ampia e generica, all’idea di “essere vivente” o “creatura”; cioè in pratica di chi vive in quanto animato. Ecco allora che nel linguaggio veterotestamentario esalare la propria nefesh significa morire; salvarla, significa salvare la propria vita.

Talete e Anassimandro di Mileto: psiche e pneuma

Talete e Anassimandro di Mileto: psiche e pneuma

Talete di Mileto (VII-VI sec. a.C.), tradizionalmente considerato il fondatore della cosiddetta scuola ionica, oltre che filosofo, fu anche politico, astronomo, matematico e fisico. Di lui non possediamo frammenti originali ma solo testimonianze biografiche e dossografiche. Dobbiamo principalmente ad Aristotele la conoscenza della sua dottrina: «Talete afferma che esso [il principio] è l’acqua, per cui anche dichiara che la terra sta sull’acqua, presa forse questa supposizione dal vedere che l’alimento di tutto quanto è umido e persino il caldo nasce da questo elemento e per esso vive» (Aristotele, Metafisica, I, 3, 983b).

Platone e Aristotele: l’etimo di psiche

Platone e Aristotele: l’etimo di psiche

Platone rintracciò l’etimo di psiche in due possibili radici verbali: ana-pnein («respirare»), oppure ana-psicho («refrigero» o «faccio asciugare»). La particella comune alle due “ana” in greco significa «su»; nei due casi individuati da Platone indicherebbe un qualcosa di leggero che sale, proprio come il soffio del respiro che, uscendo riscaldato dai polmoni, tende naturalmente a …

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Senofane e Parmenide: la psiche in relazione al corpo

Senofane e Parmenide: la psiche in relazione al corpo

La figura di Senofane ci è nota solo grazie a pochi frammenti pervenutici. Partendo da una critica risoluta all’antropomorfismo religioso proprio delle credenze comuni di stampo omerico, egli arrivò ad affermare l’unità dell’essere e la conseguente immutabilità dell’universo. Parmenide di Elea riprese in seguito ed approfondì l’indirizzo di pensiero iniziato da Senofane.

Anima in Agostino di Ippona

Anima in Agostino di Ippona

Per Sant’Agostino ogni vita ha un proprio principio: l’anima. Uomo e animale condividono questo principio animatore del corpo che nel caso umano è anche sostanza ragionevole. Lo spirito è la parte razionale dell’anima.

Tertulliano: anima e corpo nel De resurrectione mortuorum

Tertulliano: anima e corpo nel De resurrectione mortuorum

Tertulliano (160-240) nacque da genitori pagani a Cartagine, dove visse sempre. Di formazione storico-giuridica, la sua conversione fu certamente segnata dalle testimonianze di martiri che conobbe. Apologista rigorosissimo e formidabile polemista contro gli eretici, si riconosce in lui il fondatore della teologia occidentale. Tra i primi scrittore cristiani in lingua latina, utilizza una sintassi complessa …

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