Testimonianze sul pensiero di Ippaso di Metaponto

Testimonianze sul pensiero di Ippaso di Metaponto

Poco si conosce di Ippaso, filosofo e matematico greco vissuto nel V secolo a. C. Allievo di Pitagora, fu sicuramente una delle personalità più influenti all’interno della scuola del maestro di Samo. Di lui non ci sono giunti frammenti originali ma solo testimonianze dossografiche.

Giamblico di Calcide (ca. 250-325), nella sua monumentale opera Synagogē tôn Pythagoreion dogmaton (Raccolta delle dottrine pitagoriche), riporta che alcuni ritenevano che Ippaso fosse originario di Crotone, altri invece che fosse originario di Metaponto. Aggiunge: «Di Ippaso dicono sì che era dei Pitagorici, ma che per aver per primo divulgato e descritto la sfera risultante dai dodici pentagoni fosse perito in mare in quanto autore di un’empietà» (Giamblico, De vita Pythagorica, 88). E’ sempre Giamblico che parla delle due principali correnti presenti all’interno della scuola pitagorica generate dalla frattura tra Ippaso e il suo maestro: «I seguaci della filosofia pitagorica erano di due ordini: gli acusmatici e i matematici. I matematici erano riconosciuti come Pitagorici dagli altri, ma a loro volta non riconoscevano come tali gli acusmatici, ritenendo che la loro dottrina fosse non di Pitagora, ma di Ippaso» (Giamblico, De vita Pythagorica, 267). Il neoplatonico, scolaro di Porfirio, ci informa pure su di un particolare interessante: «Ippaso, Diodoro e Teage sostenevano che tutti potessero partecipare alle cariche pubbliche e alle assemblee, e che i magistrati dovessero rendere conto del loro operato ai rappresentanti del popolo; si opponevano a essi i Pitagorici» (Giamblico, De vita Pythagorica, 257).

Anche Aristotele cita Ippaso in riferimento al principio di tutte le cose: «Ippaso di Metaponto ed Eraclito di Efeso lo posero anch’essi unico, mobile e definito, ma fecero del fuoco il principio, e dal fuoco fanno venire le cose che ci sono per addensamento e diradamento e le fanno dissolvere di nuovo nel fuoco, in quanto questa sarebbe l’unica natura con carattere di sostrato» (Aristotele, Metafisica, A3, 984a). Concetto questo che troviamo pure in Clemente Alessandrino: «Ippaso di Metaponto ed Eraclito di Efeso supposero che il fuoco fosse un dio» (Clemente di Alessandria, Protreptico ai greci, 5, 64).
Ippaso mise il numero in relazione con l’anima: «Alcuni dei Pitagorici fanno semplicemente corrispondere il numero all’anima; invece Senocrate fa corrispondere l’anima al numero in quanto esso è semovente, il Pitagorico Moderato in quanto contiene dei rapporti [armonici], e [Ippaso] acusmatico dei pitagorici in quanto è “strumento di giudizio di dio”. Gli acusmatici della scuola d’Ippaso chiamavano il numero “primo paradigma della creazione”, e anche “strumento di giudizio di dio”» (Giamblico, De anima, in Stobeo, Ecl. I 49, 32).
La distinzione tra anima e corpo era evidenziata dai Pitagorici; sembra che Ippaso rimarcò molto questa cesura: «Ippaso di Metaponto, della medesima scuola di Pitagora, dopo aver esposto alcuni argomenti sull’anima, irrefutabili secondo la sua opinione, così si esprime: “Altra cosa è il corpo, altra, e di molto, è l’anima, la quale ha vigore anche in corpo fiacco, vede anche in corpo cieco, e vive anche in corpo morto”; ma donde l’anima provenga, cioè da quale principio, dice di ignorarlo» (Claudianus Mamertus, De statu animae, II, 7).

Ippaso si occupò anche di ricerche legate alla musica e in particolare alla formazione e caratterizzazione degli accordi. Teone di Smirne, platonico e matematico del II sec. d. C., autore di una Expositio rerum mathematicarum ad legendum Platonem utilium descrive i contributi che Ippaso apportò alla musica, da buon pitagorico, attento alla matematica e ai rapporti matematici in musica: «ritenendo egli che [gli accordi] fossero dei numeri, ricavava sui vasi rapporti del genere: con dei vasi tutti uguali di capacità e di forma, lasciatone uno vuoto, [riempitone] un altro di liquido per metà, faceva rumore con entrambi e gli si riproduceva l’accordo di ottava; sempre lasciato ancora uno dei vasi vuoto, versava in un altro un quarto del liquido di cui era capace, e quando li aveva battuti, riproduceva l’accordo di quarta» (Teone di Smirne, Expositio rerum mathematicarum ad legendum Platonem utilium, 59).
Ippaso contribuì in maniera rilevante al corpo delle dottrine pitagoriche. I suoi apporti filosofico-matematici, etici e musicali sono stati infatti trasmessi da molti e importanti filosofi successivi.

Bibliografia:

AA.VV., I Presocretici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti nella raccolta di Hermann Diels e Walther Krenz, (G. Reale, a cura di), Bompiani, Milano 2006.
A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

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