Religione e psicanalisi

Religione e psicanalisi

Uno dei grandi sogni dell’umanità da sempre è la perfezione interiore dell’uomo. Questa finalità è fondamentalmente legata alla necessità di dare significato alla vita di ciascun individuo. Il sociologo Erich Fromm (1900-1980) nel suo saggio “Psicanalisi e religione” fa notare che l’obiettivo non solo non è stato raggiunto, ma che invece della felicità e della pace spirituale, l’uomo contemporaneo vive un vero e proprio caos dello spirito, uno stato di smarrimento troppo simile a una forma di pazzia: non la pazzia isterica del Medioevo, ma piuttosto una specie di schizofrenia, in cui il contatto con la realtà intima va perduto, e si verifica una frattura tra i pensieri e gli affetti. Nel corso delle ultime generazioni il razionalismo post-illuministico ha subito una trasformazione radicale. Inebriato dalla prosperità materiale e dai propri successi nel dominare la natura, l’uomo ha smesso di considerarsi il cardine stesso della vita e di ogni indagine teoretica. Al posto della ragione (la facoltà che cerca il vero e penetra dalla superficie dei fenomeni alla loro realtà intima) ha collocato l’intelletto, un semplice strumento per manipolare cose e uomini.

Il concetto tradizionale che la psicologia debba occuparsi della virtù e della felicità è stato abbandonato. La psicologia accademica s’è messa in gara con le scienze naturali, copiando i loro metodi da laboratorio, e nel far questo si è occupata di ogni altro genere di cose, tranne che dell’anima. Dell’uomo ha cercato di studiare solo quegli aspetti che si possono misurare in laboratorio, dichiarando che tutti gli altri, come la coscienza, i giudizi di valore, la conoscenza del bene e del male, sono concetti metafisici e quindi estranei al campo della psicologia.

In “Psicanalisi e religione” Fromm utilizza il termine anima e non psiche proprio perché, come chiarisce lui stesso sin dall’inizio, essa contiene un riferimento più esplicito a concetti come l’amore, la ragione, la coscienza e il senso dei valori, che oggi la psicologia non studia più. Lo psichiatra dovrebbe essere colui che cura anima e psiche, soprattutto tenuto conto del fatto che la salute spirituale dipende dalla capacità di realizzare gli scopi essenziali della vita, l’indipendenza, l’integrità e l’amore. La così detta “cura dell’anima” può assumere anche un significato religioso e in quest’ambito Fromm chiarisce che i rapporti tra psicanalisi e religione sono molto complessi.

Freud fu il primo a capire che è impossibile comprendere la natura delle malattie mentali senza metterle in relazione con i problemi di ordine morali. Nelle religioni il peccato è ciò che è sentito come tale dalla coscienza, che non è una riproduzione meccanica della voce dell’autorità, ma anzi la voce stessa dell’uomo. Analizzare e comprendere la coscienza significa comprendere maggiormente l’individuo e le motivazioni del suo malessere. Oggi purtroppo per sentirsi degni di rispetto, non basta più consultare la propria coscienza, ma bisogna affidarsi all’approvazione altrui.

 

 

 

Bibliografia:

E. FROMM, Psicanalisi e religione, Edizioni di Comunità, Milano 1975.

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