La psiche in relazione al corpo: Senofane e Parmenide

La psiche in relazione al corpo: Senofane e Parmenide

La figura di Senofane ci è nota solo grazie a pochi frammenti in versi pervenutici. Nato a Colofone intorno al 570 a.C. fu poeta aedo di tradizione omerica, ma sono chiari nelle sue opere gli influssi della nascente filosofia. Partendo da una critica risoluta all’antropomorfismo religioso proprio delle credenze comuni di stampo omerico, egli arrivò ad affermare l’unità dell’essere e la conseguente immutabilità dell’universo. Nel frammento B7 dalle Elegie, Senofane racconta il noto episodio in cui Pitagora ferma una persona che sta picchiando un cane dicendo: «Smettila e non sferzarlo, poiché è certamente l’anima di un mio amico: io la riconobbi udendola parlare». In questo passo troviamo il primo esempio di utilizzo del termine psiche che esula dai precedenti usi e significati. In Omero esso esprimeva l’interiorità e designava la vita in senso lato; qui indica invece il principio specifico e “fisico” della vita. Senofane fu il primo filosofo ad affermare che essa è palesata dalla respirazione e dal movimento del “soffio”: «L’essenza di Dio è sferica e non ha nulla di simile all’uomo: tutto intero vede, tutto intero ode; tuttavia, non respira. E’, tutto insieme, intelligenza e sapienza, ed è eterno. Egli [Senofane] per primo dichiarò che tutto ciò che diviene è corruttibile e che l’anima è soffio [ἡ ψυχἡ πνευμα]» (Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi IX, 19).

Nell’evoluzione che questo termine ebbe, influì certamente l’idea di immortalità dell’anima. Intesa prima come anima del morto, passò poi ad indicare quella del corpo vivente cioè quella cosa che dà all’uomo emozioni, sensazioni e pensieri.
Parmenide di Elea (prima metà del V secolo a.C.) riprese ed approfondì l’indirizzo di pensiero iniziato da Senofane. L’uomo deve giudicare attraverso la ragione e questa dimostra che non si può né pensare né esprimere il non essere. La conoscenza vera non può essere altro che conoscenza dell’essere. L’essere di cui parla Parmenide non è soltanto quello della natura ma anche quello dell’uomo; esso non ha un rapporto diretto con le apparenze naturali o empiriche perché è al di là di esse. Per la prima volta nella storia del pensiero occidentale è introdotta in maniera esplicita la contrapposizione tra ciò che l’uomo conosce attraverso i suoi sensi e ciò che raggiunge attraverso il ragionamento razionale. Il peso di queste riflessioni fu tale che tutti i filosofi successivi si misurarono con l’eredità parmenidea. Parmenide fu anche il primo ad esporre la sua filosofia all’interno di un poema in esametri (forma vicina all’épos omerico) di cui ci sono giunti diciannove frammenti per un totale di cento cinquantaquattro versi. La scelta metrica era anticamente considerata decisiva per il volgersi dell’animo; l’esametro era il più “salubre” (ritenuto da Plinio addirittura terapeutico). Il poema di Parmenide si intitola Sulla natura ed è diviso in due parti: la dottrina della verità (ἀλήϑεια) e la dottrina dell’opinione (δόξα). Nella seconda parte il filosofo presenta un complesso di teorie fisiche, probabilmente di ispirazione pitagorica, in cui al dualismo del limite-illimitato fa corrispondere quello di luce-tenebra. La realtà fisica è il prodotto della mescolanza e insieme della lotta tra questi due elementi.

Questa contrapposizione parmenidea fu riletta e usata successivamente da Aristotele: «Parmenide prende per principio il caldo e il freddo che egli però chiama fuoco e terra» (Fisica I, 5, 188a, 20). L’opposizione tra il caldo e il freddo viene legata alla psyché per la prima volta da Parmenide: il principio della vita abbandona quelli che lo possiedono quando il calore, che ad esso è congiunto, non è più refrigerato. Come per Senofane, anche in Parmenide psyché indica ben più della semplice interiorità alla maniera omerica: essa è il principio della vita tanto che l’anima, la mente e le intuizioni umane sono diverse espressioni dello stesso fenomeno del vivere (cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi IX, 22).

 

 

 

Bibliografia:

DIOGENE LAERZIO, Vite e dottrine dei più celebri filosofi. Testo greco a fronte, G. Reale (a cura di), Bompiani, Milano 20062.

M. UNTERSTEINER (a cura di), Senofane. Testimonianze e frammenti, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1956.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

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