Platone e l’anima umana come sostanza individuale

Platone e l’anima umana come sostanza individuale

Platone utilizza il termine psiche per indicare quella capacità che l’uomo possiede di costruire un sapere oggettivo coi soli costrutti ideali prescindendo della materia. Essa quindi non designa tanto la coscienza o la “psiche”, quanto la capacità di astrarre dal sensibile. Platone riceve le nozioni di purificazione e salvezza dalle dottrine orfiche attraverso il Pitagorismo. Qui le anime individuali erano espressione di un’anima cosmica che Platone considera come «la più perfetta delle realtà che sono state generate» (Platone, Timeo, 37 A). Da qui la dottrina dell’Emanazionismo che ritenne la divinità origine delle anime individuali.

Secondo Platone le anime sono particelle di “spirito infinito” (pneuma), che animano i corpi dando loro vita; esse quindi preesistono ai corpi stessi. Data la loro origine celeste, dopo una vita retta nella quale è perseguita la purificazione, le anime sono reintegrate alla loro primitiva origine spirituale. Se così non fosse, sono destinate a una serie di reincarnazioni (anche in corpi di animali o piante) fino a quando non hanno realizzato la completa purificazione. Anima e corpo sono antagonisti: la prima “entra” nel secondo come conseguenza di una primitiva caduta, o di un peccato commesso.

Per Platone «Dopo gli dei, l’anima è senz’altro il più divino di tutti i beni ed è anche quello che possiamo considerare nostro nel senso vero della parola» (Platone, Leggi, V 726 A). Egli attribuisce quattro proprietà all’anima umana: è un principio di vita (qualunque cosa mossa dall’esterno non ha anima, la possiede invece chi si muove da se stesso e per se stesso); è immateriale (le è proprio il pensiero attraverso il quale comunica con il mondo intelligibile delle idee); è composta da tre parti (razionale, irascibile, e concupiscibile); precede il corpo al quale è unita in modo accidentale.

L’uomo quindi coincide con la sua anima, mentre usa solamente il corpo: «Iddio ha assegnato a ciascuno di noi, come entità di natura superiore che dimora nella parte più alta del nostro corpo, quello che noi con ragione chiamiamo anima che, dalla terra, innalza noi verso natura affine alla nostra, dimorante nei cieli. Noi infatti non siamo come le piante della terra, perché la nostra patria è il cielo, dove fu la prima origina dell’anima e dove Dio, tenendo sospesa la nostra testa, ossia la nostra radice, tiene sospeso l’intero nostro corpo che perciò è eretto» (Platone, Timeo, 90 a-b).

Le nozioni platoniche sono state riprese frequentemente nel corso della storia del pensiero occidentale. La grossa influenza che esercitano le idee di Platone nei secoli successivi è dovuta a vari fattori. Innanzitutto la sua visione è in sintonia con molte filosofie etiche e religiose orientali. Ha inoltre il merito di offrire una prima descrizione dell’anima intuitiva e pre-critica, sebbene solo su base metafisica. Infine, nella sua comprensione di cosa sia l’anima Platone da poco peso ai dati empirici in quanto appartenenti al versante corruttibile della realtà.

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

G. REALE (a cura di) Platone, tutti gli scritti, Rusconi, Milano 1991.

Translate »