La nefesh di tutte le creature e quella dell’uomo: libro di Genesi

La nefesh di tutte le creature e quella dell’uomo: libro di Genesi

Il libro della Genesi intreccia storia e fede del popolo ebraico sin dai primi versetti. Troviamo il primo utilizzo del sostantivo nefesh al capitolo I, versetto 21. Nel quinto giorno Dio crea gli esseri viventi e ordina il popolamento del creato: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie» (Gen 1, 24). L’espressione ebraica che troviamo in questo punto è: kol-nefesh hahayyāh, letteralmente: «la terra produca esseri dotati di nefesh».

Poco più avanti, nel punto in cui Dio dona i frutti delle piante alle creature affinché se ne cibino, compare un altro riferimento al respiro vitale: «A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde» (Gen 1, 30). In ebraico abbiamo ašer-bo nefesh hahayyāh, che significa letteralmente «esseri nei quali risiede la nefesh» il che li rende propriamente esseri viventi, dotati cioè di vita biologica data dal respiro vitale.

Questi due passaggi scritturistici fanno esplicito riferimento alle bestie selvatiche del cielo, del mare, e della terra, le quali possiedono una nefesh — cioè quel respiro che consente di vivere biologicamente — ma la cui presenza implica però anche la necessità di mangiare; necessità alla quale Dio provvede attraverso il dono dell’erba che produce seme e di alberi da frutto.

Il libro di Genesi, nel descrivere la creazione dell’uomo, è invece molto più specifico: «il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita [nišmat] e l’uomo divenne un essere vivente» (Gen 2, 7). In ebraico troviamo sempre nefesh hayyāh, ma l’uomo, a differenza degli animali, diviene essere vivente al ricevere nelle narici l’alito di vita divino. Esso diviene cioè un essere dotato di nefesh in quanto il creatore insuffla direttamente in lui il respiro della vita.

Quest’atto diretto del creatore non conferisce solo vita biologica all’uomo, ma lo distingue anche da tutte le altre creature terrestri, in quanto la sua è una nefesh che proviene direttamente da Dio e dal suo soffio vitale. Da questo si rilegge teologicamente il ruolo dell’uomo e la sua responsabilità nei confronti dell’intero creato. La nefesh che accomuna l’uomo agli animali è quindi segno della vita biologica che anima il corpo di tutte le creature, ma l’origine è diversa. Essa, come avremo modo di analizzare meglio in seguito, non è nemmeno la sorgente primaria della vita.

 

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

R. E. BROWN – J. A. FITZMYER, R. E. MURPHY, Grande commentario biblico, parte I, Il Vecchio Testamento, Queriniana, Brescia 1973.

 

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