Il respiro di Dio e dell’uomo: salmo 104

Il respiro di Dio e dell’uomo: salmo 104

Nel salmo 104 la dottrina sulla creazione che Israele leggeva nei primi due capitoli del libro di Genesi diventa un vero e proprio inno. Centrale nella composizione è la contemplazione della natura che porta inevitabilmente ad approfondire anche la creazione dell’uomo con la sua dimensione biologica e spirituale. Egli sa di essere fatto a immagine e somiglianza di Dio e di aver ricevuto da Lui l’alito vivificante. Per questa ragione l’uomo è l’unico essere capace di elevare il proprio sguardo alla sfera del trascendente; è di fatto la sola creatura capace di contemplazione e di lode. Questo salmo possiede molte correlazioni con il primo capitolo della Genesi; i due testi sono comparabili. Il salmista inizia chiedendo alla propria anima di benedire Dio costatandone la grandezza attraverso la creazione: «Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande!» (v. 1). Quest’azione di lode coinvolge l’orante a livello fisico. Nefesh è utilizzato qui in senso totalizzante e corporizzato. Da notare come in alcuni salmi, come questo, nefesh assuma una connotazione molto vicina al nostro concetto di “io psicologico”, di “coscienza di sé”, qualcosa che racchiude tutta la persona e che allo stesso tempo si distingue da tutto ciò che è la fisicità dell’uomo. Nei vv. 3 e 4 l’altro vocabolo fondamentale è utilizzato col significato primario di “vento”: «costruisci sulle acque la tua dimora, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento [rûaḥ]; fai dei venti i tuoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i tuoi ministri». Anche se non troviamo in questa parte riferimenti all’anima e allo spirito dell’uomo, il senso semantico espresso in questi punti è pregnante; forte è infatti il richiamo al primo capitolo di Genesi, dove il vento che imperversa sulla terra è lo spirito di Dio.

La correlazione tra il vento che soffia e il respiro di Dio diventa palese nei versetti successivi. La parte centrale del salmo è dedicata all’elencazione degli splendori che Dio ha creato e mantiene attraverso la Sua azione generativa sempre attuale: «Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano alla polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (vv. 27-30). Tutto viene alla vita per volere di Dio e tutto è poi da lui conservato. Il Suo soffio vivifica e, se lo ritira, la creatura torna alla polvere. In questo contesto ruah è utilizzato col significato di respiro di Dio e respiro dell’uomo. I due respiri tuttavia non sono identici in quanto quello della creatura è dato e tolto da Dio. La vita biologica è un flusso che ininterrottamente agisce all’interno della creazione. Questo soffio è solo prestato all’uomo per tutto il tempo della sua vita biologica (cfr. anche Sal 90). Ogni vita nella creazione è legata a Dio, e in particolare, è intimamente legata al Ruah divino.

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

A. DEISSLER, Salmi esegesi e spiritualità, Città Nuova Editrice, Roma 1986.

G. RAVASI, Il libro dei Salmi, III, Edizioni Dehoniane, Bologna 2008.

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