Il libro di Isaia

Il libro di Isaia

Con i suoi sessantasei capitoli, il libro che contiene la predicazione di Isaia è il più lungo della Bibbia. I versi sono di limpida armonia e gli oracoli caratterizzati da un’equilibrata concisione; il profeta mette in evidenza la caducità dell’uomo legata al fatto che esso non è in grado di gestire il ruah che possiede.

Nel capitolo secondo, dove troviamo un oracolo escatologico annunciante la diffusione del monoteismo jahwistico, il versetto due si chiude sottolineando la vanità dell’uomo: «Guardatevi dunque dall’uomo, nelle sue narici non v’è che un soffio, perché in quale conto si può tenere?». Dopo aver parlato del giudizio di Dio contro l’accumulazione dei beni materiali, l’orgoglio e le false fiducie, Isaia afferma che tutto ciò che è umano sta per essere umiliato. Non bisogna quindi riporre fiducia nell’effimero; l’uomo necessita della nefesh e del ruah per relazionarsi in maniera profonda col suo creatore.

Al capitolo ventiseiesimo troviamo le ragioni della necessaria riconoscenza dell’uomo nei confronti di Dio: «La mia anima [nefeshy] anela a te di notte, al mattino il mio spirito [ruahy] ti cerca, perché quando pronunzi i tuoi giudizi sulla terra, giustizia imparano gli abitanti del mondo» (Is 26, 9). L’intimo desiderio di comunione con Dio coinvolge l’anima la notte ― tempo di meditazione e preghiera ― e lo spirito il giorno. In questa pericope Isaia sottolinea, attraverso l’utilizzo di nefesh e ruah, il totale coinvolgimento dell’uomo nella ricerca di Dio. Questa è azione interiore svolta con maggiore efficacia quando il corpo riposa. Anche di giorno però essa continua ad opera dello spirito che, quasi indipendente dalle fatiche corporali, cerca comunque il suo creatore.

Il legame tra dimensione materiale e dimensione spirituale è evidenziato anche nel capitolo trentunesimo dove, al versetto tre, troviamo il confronto tra l’onnipotenza divina e le limitate possibilità umane: «L’egiziano è un uomo non un dio, i suoi cavalli sono carne non spirito» (Is 31, 3). L’antitesi contenuta in questo versetto sottolinea la distanza tra la debolezza umana e la potenza di Dio chiamata spiritoruah. Dio dirige il mondo mediante il Suo Spirito. L’uomo è carne, debole e impotente; mentre Dio è forza assoluta e sempre operante. Il concetto di spirito in Isaia distingue ciò che è divino da ciò che non lo è. L’uomo carnale è allora colui che tenta di sostenersi con le proprie forze chiudendosi all’influsso della potenza divina; l’uomo spirituale asseconda invece l’impulso dello Spirito divino.
Il Ruah di Dio, principio di vita e armonia, è il potente agente del rinnovamento di Israele sia sotto l’aspetto religioso sia in quello della felicità materiale: «Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva» (Is 32, 15). È Dio che infonde lo spirito nell’uomo e, quindi egli gli appartiene (cfr. Is 37, 7; 61, 1). Questo è un passo decisivo nella predicazione di Isaia: «Poiché io non voglio discutere sempre né per sempre essere adirato; altrimenti davanti a me verrebbe meno lo spirito e l’alito vitale che ho creato» (Is 57, 16). Il persistere dell’ira divina avrebbe come conseguenza la distruzione della creatura umana. Per questo Dio usa misericordia e pone dei limiti ai castighi per non distruggere la parte più nobile della sua creazione, cioè l’anima umana. Il ritardo sul compimento delle promesse divine è attribuito da Isaia ai peccati del popolo.

Al capitolo quarantaduesimo, dopo il primo Carme del Servo, troviamo: «Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano su di essa» (Is 42, 5). La vita umana è dono del Suo Spirito. Attraverso la creazione si realizza la volontà di Dio cioè quella di dare il Suo Spirito, ossia donare la vita.

 

 

Bibliografia:

A BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

S. GAROFALO, La Sacra Bibbia. Volgata latina e traduzione italiana dai testi originali illustrate con note critiche e commentate. Isaia, A. PENNA (a cura di), Marietti, Torino 1957.

Translate »