Il libro di Ezechiele

Il libro di Ezechiele

Ezechiele opera in una delle epoche più tragiche della storia di Israele. Esperto conoscitore della Torah, mette in risalto l’iniziativa dello Spirito divino nell’opera di salvezza accanto all’accettazione e alla risposta dell’uomo. La sezione del libro che prendiamo in esame contiene il contesto più antico all’interno del quale il termine spirito, ruah, ha il significato di soffio vitale.

Nel capitolo XXXVII, il profeta deve annunciare alle ossa disseccate la loro ri-creazione. L’inizio dell’esperienza è costituito dalla “presa per mano di Jahvé”, cioè dal rapimento estatico che assoggetta i sensi del profeta e lo catapulta in una diversa realtà: «La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa» (Ez 37, 1). Il Signore chiede a Ezechiele di profetizzare sulle ossa aride: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore”» (Ez 37, 4-6). Ezechiele esegue l’ordine e si accorge che sopra le ossa incominciano a formarsi i nervi: «la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro» (Ez 37, 8). Poi il Signore chiede a Ezechiele di profetizzare allo spirito per renderle viventi: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: “Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”. Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato» (Ez 37, 9-10). Nessun altro profeta utilizza il concetto di spirito vitale in tale maniera. Le ossa rappresentavano la gente d’Israele. Pian piano si ricoprono di carne ma la loro rianimazione non c’è ancora in loro.

Un nuovo ordine rivolto al profeta annuncia l’arrivo di questo decisivo momento. La sua parola deve convocare lo spirito di vita dai quattro punti cardinali affinché inondi, con tutta la sua potenza, i corpi privi di vita. Ezechiele immagina lo spirito come un fluido invisibile che compenetra ogni essere vivente conferendogli vita secondo gli ordini di Dio: il profeta qui, di fatto, riprende una concezione veteroisraelita secondo la quale il segreto della vita è rinchiuso nello spirito mentre la conservazione del mondo dipende dalla continua emissione di questo alito vitale da parte di Dio; la morte e la corruzione si impadroniscono del mondo quando Dio toglie il proprio spirito (cfr. Num 16, 22).

Si tratta della medesima forza vitale dalla quale il profeta si sente costantemente sostenuto nella sua umana debolezza. Questa concezione dello spirito, riferita totalmente all’opera di Dio nella sfera della natura, è molto affine al concetto di respiro vitale di Gen 2, 7. Ma, mentre in quel racconto la trasmissione dell’alito vitale distingue l’uomo da tutte le altre creature, la concentrazione qui presente del soffio dello spirito dai quattro venti sulla pianura coperta di morti sta ad indicare un attacco al potere della morte che può finire solamente con la vittoria della vita. Dio infonde il suo spirito che ricostituisce i corpi della visione. La vita nuova non pare dunque essere solo quella dello spirito-ruah dell’uomo.

Commentando questo brano, Girolamo scrive: «Questa è la risurrezione dai morti, lo Spirito che respira in loro, che dà la vita essendo entrato nei corpi umani, e immediatamente essi vivono e si alzano in piedi, il che significa che avvenne la risurrezione dei morti» (Girolamo, Commento a Ezechiele, XI, 37, 1-14). Questo spirito donato da Dio all’uomo, oltre alla vita, crea anche la sua interiorità. In questo senso ruah significa centro spirituale dell’uomo.

Agostino, come vedremo più avanti, lo identificherà con l’umana ragione: «Lo spirito del Signore venne su di me e mi disse: “Parla, dice il Signore: così avete detto, o Israeliti, e io conosco ciò che vi passa per la mente”» (Ez 11, 5). Esso è il centro dell’agire umano che Dio può sollecitare (cfr. Ger 51, 11 e 2Cron 36, 22), quell’impulso interno che determina le scelte. Ruah è l’«intimo», non concepito come una singola parte però, ma come un tutto che condiziona l’esistenza.

Anche Ambrogio sottolinea, commentando questo episodio, l’azione dello Spirito vivificante mettendo in risalto il fatto che questo, nella visione di Ezechiele, è l’ultimo a tornare: «Vedi ora come il profeta mostri che, prima che sia infuso nuovamente lo spirito della vita, le ossa hanno udito e movimento. Infatti e, sopra, le ossa inaridite sono invitate ad ascoltare, come se avessero il senso dell’udito, e qui le parole del profeta precisano che ciascun osso si unì al proprio scheletro» (Ambrogio, Orazione funebre per la dipartita del fratello, 2, 72-73.).

Lo spirito dunque è coronamento della vita fisica anche se non soggetto ad essa.

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

W. EICHRODT, Ezechiele (capp 25-48), Paideia Editrice, Brescia 2001.

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