Il problema dell’empatia

Il problema dell’empatia

Il problema dell’empatia. Questo è il titolo della dissertazione con la quale Edith Stein conseguì il dottorato in filosofia avendo come relatore Husserl. Lo studio è diviso in quattro parti: esposizione sulla letteratura empatica (parte mai pubblicata), il concetto di empatia, il problema della costituzione dell’individuo psicofisico e l’empatia come comprensione delle persone spirituali. Il tema principale dell’opera è il momento empatico che caratterizza la relazione intersoggettiva tra due persone. Per analizzare e chiarire questo momento Stein si serve del metodo husserliano della riduzione e dell’analisi fenomenologica. L’obiettivo è dimostrare come si possa, attraverso l’atto empatico, giungere alla conoscenza della coscienza estranea e all’esperienza altrui nell’ambito dello psichico e dello spirituale; Stein sostiene che: «una singola azione ed altrettanto una singola espressione – uno sguardo o un sorriso – possono perciò offrirmi la possibilità di gettare uno sguardo nel nucleo della persona».

L’empatia non è spiegabile solo biologicamente in quanto è “esperienza” della coscienza estranea: il soggetto arriva a cogliere la vita psichica dell’altro esattamente come, sostiene Stein, il credente coglie l’amore di Dio. L’anima, in quanto unità sostanziale, concorre a formare l’individuo psicofisico e si manifesta nei singoli vissuti, mentre il corpo funge da mediatore tra interno ed esterno. L’unità tra questi due livelli è documentata dal fatto che certi processi vengono dati come appartenenti tanto all’anima quanto al corpo, come le sensazioni e i sentimenti comuni. Questi ultimi riempiono il corpo, l’anima e «conferiscono ad ogni atto spirituale una certa coloritura» scrive Stein. L’anima ha per oggetto i vissuti (percezioni interne) e gli atti empatici; le sue capacità possono essere con l’uso affinate oppure rese insensibili.

Le due proprietà fondamentali che possiede l’anima sono la memoria, che si manifesta nei nostri ricordi, e la passionalità che si manifesta nei sentimenti. Con la sola percezione esterna non si procede di un passo oltre il corpo fisico; serve l’esperienza empatizzante per costituire completamente l’individuo. L’azione empatica è fondamentale per l’autoconoscenza e l’autovalutazione, se non altro a causa del fatto che «la comprensione dell’individualità estranea è legata alla propria». Nell’esercizio empatico è lo spirito che entra in contatto con un altro spirito ma sempre e solo attraverso la corporeità; solo attraverso il corpo posso pervenire alla conoscenza della vita spirituale degli altri individui. Gli atti dello spirito sono subordinati alla legalità razionale generale e da ciò si ricava che la coscienza è spirito e non natura: «il corpo si presenta come corpo proprio mentre la coscienza si presenta come anima dell’individuo unitario».

 

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Bibliografia:

E. STEIN, Il problema dell’empatia, E. Costantini – E. S. Costantini (a cura di), Edizioni Studium, Roma 2014.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

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