Il Concilio Vaticano II: la Gaudium et Spes

Il Concilio Vaticano II: la Gaudium et Spes

La costituzione pastorale Gaudium et spes prodotta dal Concilio Vaticano II e dedicata al rapporto Chiesa-mondo contemporaneo, racchiude sicuramente un progetto di antropologia cristiana di grande importanza. Essa, invitando ad una riflessione sul già allora problematico ateismo contemporaneo, analizza la natura umana rapportandola poi a quella soprannaturale.
Il documento, parlando dell’uomo, sottolinea già dai primi passaggi la sua doppia dimensione: «È l’uomo dunque, l’uomo considerato nella sua unità e nella sua totalità, corpo e anima, l’uomo cuore e coscienza, pensiero e volontà, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione» (Gaudium et Spes, 3). È quindi l’uomo nella sua interezza ad essere argomento del documento. Il termine anima viene usato alla maniera biblica: indica genericamente l’interiorità umana quale causa delle scelte che si ripercuotono poi nel-e-attraverso il corpo.

Il termine spirito, invece è utilizzato per indicare genericamente le persone e i loro turbamenti interiori. La società del tempo stava infatti subendo delle profonde mutazioni soprattutto a livello di mentalità popolare: «Il presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle condizioni di vita si collegano con un più radicale modificazione, che tende al predominio, nella formazione dello spirito, delle scienze matematiche, naturali e umane, mentre sul piano dell’azione si affida alla tecnica, originata da quelle scienze. Questa mentalità scientifica modella in modo diverso da prima la cultura e il modo di pensare» (Gaudium et Spes, 5).
Al numero 11, lo stesso termine viene usato per indicare l’azione pervasiva di Dio ad opera appunto dello Spirito Santo, e nella seconda parte, indica invece lo spirito dell’uomo quale parte interiore in cui si svela la vocazione umana ad opera della fede che illumina: «Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et Spes, 11).

Il numero 14 del documento, dedicato alla creazione dell’uomo, ribadisce l’unità dell’anima con il corpo e il divieto di disprezzare la vita corporale in quanto è proprio attraverso di essa che si giunge a quella spirituale. Il punto che a noi interessa maggiormente è quello in cui c’è la riproposizione del concetto che già abbiamo trovato nel Catechismo, cioè che l’anima umana è spirituale: «Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose» (Gaudium et Spes, n. 14).

Gaudium et spes sottolinea a questo punto che l’essere dotati di anima razionale e condividere la possibilità della vita spirituale rende tutti gli uomini uguali in virtù della creazione ad immagine e somiglianza di Dio. «Tutti gli uomini, dotati di un’anima razionale e creati ad immagine di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti da Cristo godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino: è necessario perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra tutti» (Gaudium et Spes, 29).
Interessante pure il passaggio al numero 61 in cui si affronta la tematica dei diritti e doveri legati alla cultura: «Per la medesima educazione nella società odierna vi sono opportunità derivanti specialmente dall’accresciuta diffusione del libro e dai nuovi strumenti di comunicazione culturale e sociale, che possono favorire la cultura universale. La diminuzione più o meno generalizzata del tempo dedicato al lavoro fa aumentare di giorno in giorno per molti uomini le possibilità di coltivarsi. Il tempo libero sia impiegato per distendere lo spirito, per fortificare la salute dell’anima e del corpo; mediante attività e studi di libera scelta; mediante viaggi in altri paesi (turismo), con i quali si affina lo spirito dell’uomo, e gli uomini si arricchiscono con la reciproca conoscenza; anche mediante esercizi e manifestazioni sportive, che giovano a mantenere l’equilibrio dello spirito, ed offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di razze diverse. I cristiani collaborino dunque affinché le manifestazioni e le attività culturali collettive, proprie della nostra epoca, siano impregnate di spirito umano e cristiano» (Gaudium et Spes, n. 61). Anima indica qui la dimensione interiore più vicina al corpo, in quanto la salute dell’anima è direttamente legate a quella corporale. Lo spirito, invece, viene affinato dalla cultura e dal viaggiare.

Ma allora cosa emerge sulla distinzione delle due realtà interiori da Gaudium et spes? Questo diventa chiaro all’interno del documento quando ci si pone la domanda: in che cosa consiste il «germe divino» che vi è in ogni individuo umano? Ogni uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, quindi, rispetto alle altre creature possiede qualche cosa di più alto e molto più grande.

Nel paragrafo 57 leggiamo chiaramente: «Perciò lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose, può innalzarsi più speditamente al culto ed alla contemplazione del creatore. Anzi sotto l’impulso della grazia, si dispone a riconoscere il Verbo di Dio, che prima di farsi carne per tutto salvare e ricapitolare in se stesso, già era nel mondo come luce vera che illumina ogni uomo». Questa luce del Verbo illumina lo spirito umano e lo predispone a riconoscere il Verbo stesso di Dio. Attraverso questo lume divino nello spirito umano Dio opera in tutti gli uomini e li attrae a Sé. Ogni persona possiede allora un germe divino — lo spirito — che è la luce vera del Verbo. Questo germe divino spirituale, che conferisce ad ogni persona umana la sua alta dignità, è in diretto contatto anche con la coscienza umana: «questo lume divino conferisce allo spirito umano il bisogno, il desiderio, il diritto e il dovere della ricerca della verità oggettiva e della legge morale divina suprema, in base a cui la coscienza può pronunciare il suo giudizio, riconoscendo l’essere nell’ordine suo» (A. Favale, La Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo).

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

A. FAVALE (a cura di), La Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo, in Collana Magistero Conciliare. Introduzione storico-dottrinale, testo latino e traduzione italiana, esposizione e commento, ELLE DI CI, Torino, 19662.

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