Anima e Spirito in Marco

Anima e Spirito in Marco

Benché non molto utilizzato, il secondo vangelo ebbe sin dalle origini un ruolo non marginale nel processo di diffusione della Parola all’interno delle comunità. Nonostante la povertà del vocabolario e la semplice sintassi, Marco riesce ad essere un narratore piacevole ed intelligente.

Anche qui, come nel Vangelo di Matteo, la psiche costituisce un bene prezioso: «E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima [ψυχή]?» (Mc 8, 37). Marco inserisce tutta una serie di detti sulla sequela stesi con stile tipicamente sapienziale. Innanzitutto sottolinea che l’uomo non ricava alcun giovamento dal possesso del mondo intero se poi perde la propria anima (qui intesa anche come vita). La parola chiave nel testo greco è ψυχῆϛ, usata come complemento di specificazione, e preceduta dall’articolo τῆϛ che sottolinea il fatto che l’anima in questione è ben determinata e specifica per ognuno: essa indica la vita fisica della persona. Nel contesto marciàno, il termine è usato ogni volta nel duplice senso di vita, nella sua fondamentale realtà naturale, ed anche di personalità come la dimensione più vera e «psicologica» dell’uomo.

Possiamo sintetizzare il significato della pericope dicendo che «l’uomo non ha nulla da dare in cambio, come prezzo d’acquisto o controvalore per la vita perché in fondo, a lui non appartiene nulla, bensì è lui che appartiene alla morte» (R. Pesch, Il vangelo di Marco).

La psyché in quanto vita in senso lato, è anche usata con significato di sede dei sentimenti: «Gesù disse loro: «“La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate ”» (Mc 14, 34). Qui c’è il lamento di Gesù rivolto ai tre intimi discepoli che esprime, in forma di preghiera, la sua estrema tristezza. Semanticamente psiche equivale al pronome di prima persona singolare, quindi indica Gesù stesso. Beda il Venerabile commenta il v. 34 così: «Il Signore non è triste per la morte: è la sua condizione psicologica [cioè di tutta la sua psiche] di uomo che lo fa soffrire, non la paura della morte. Infatti che ha assunto il corpo doveva appunto sperimentare tutto ciò che appartiene  al corpo; doveva provar fame, sete, angoscia, tristezza. La divinità non può invece essere modificata da tali stati d’animo» (Beda, Commento al Vangelo di Marco).

Qui è in questione la fisicità del corpo di Gesù passibile di emozioni, non il suo spirito e quindi la sua divinità, che non viene intaccata appunto dagli stati d’animo. Secondo la forza del testo greco, Gesù legge subito e in profondità i pensieri dei suoi avversari; ed anche questa è una prerogativa di Dio, condivisa da Cristo, che scruta i cuori. In Marco pneuma indica invece l’interiorità più profonda dell’uomo: «Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori?”» (Mc 2, 8). Qui πνεύματι è complemento di mezzo (dativo di circoscrizione) tradotto «nel suo spirito», o, com’è possibile interpretare, «in se stesso». Lo spirito superiore di Gesù percepisce i segreti e i pensieri degli Scribi e con la domanda li smaschera. Altro punto interessante per la nostra analisi: «Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mc 14, 38). Dobbiamo far notare che in questo punto la terminologia usata dall’evangelista è insolita per il modo di pensare biblico. In questo passo, lo «spirito pronto» è lo spirito concesso da Dio all’uomo, che porge aiuto alla debolezza umana messa alla prova e può prendere il sopravvento sulla tentazione satanica nel raccoglimento della preghiera. La presenza dell’articolo τὸ prima di pneuma dice che la cosa è determinata, separata dalle altre. Spirito semiticamente indica la sede della vita soprannaturale, la parte superiore dell’animo. La fisicità del corpo è quindi legata alla debolezza, mentre la parte spirituale interiore non lo è, in quanto direttamente legata alla divinità del creatore.

 

 

 

Bibliografia:

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

BEDA, Commento al Vangelo di Marco, S. ALIQUO’ (a cura di), Città Nuova Editrice, Roma 1970

R. PESCH, Il vangelo di Marco (parte seconda), Paideia Editrice, Brescia 1982.

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