Anima e neuroscienze

Anima e neuroscienze

Sabato scorso si è tenuta a Rovigo una interessante lectio magistralis intitolata “Anima e neuroscienze. Lo spirito che abita in noi”. Inquadrata nell’ambito del Festival Biblico, la tavola rotonda ha visto coinvolti filosofi, neuroscienziati e studiosi delle scienze cognitive a confronto per analizzare alcuni aspetti sollevati dalle recenti scoperte in ambito neuroscientifico e le implicazioni filosofiche che esse pongono. I due principali relatori erano Laura Boella (filosofa, Università di Milano) e Alberto Oliverio (neuroscienziato, docente di Psicobiologia all’Università La Sapienza, Roma). Riporto di seguito una sintesi dei principali passaggi.

Basilare la distinzione tra cervello, mente e coscienza. L’essere umano è capace di attività cognitive fisiche e spirituali; è bene non dimenticare che anche l’anima è multidimensionale (quindi complessa).

Rapporto cervello-mente: oggi sovente si sente dire che il cervello è studiato, ma la mente viene analizzata? In passato sì, ma oggi sembra sia una parte oscurata dalle stesse scienze che studiano il cervello (neurobiologia). Rimane comunque importante il rapporto mente-cervello, cioè il rapporto tra azioni emotive e fenomeni fisici.

Rapporto cervello-coscienza: c’è il rischio di contrapporre i dati biologici ricavati dallo studio del primo, alle tradizioni ed usi che influenzano la seconda. E’ necessario invece integrare per comprendere multidimensionalmente (interessanti al riguardo le frontiere moderne della neuroetica). La coscienza è la fusione di emozioni ed esperienze da cui si sviluppa il sé cosciente. E’ comunque difficile spiegare il rapporto tra fenomeni fisici ed esperienze soggettive che accompagnano sempre tali fenomeni; ecco perché la coscienza è così difficile da analizzare. Studiarla significa allora andare oltre il binomio fisico-mentale.

Ma cosa si deve cercare e in quale parte del cervello quando vogliamo conoscere la coscienza? C’è una corrente all’interno delle neuroscienze (cfr. Tononi) che ritiene che tutto sia, a diversi livelli, coscienza. Altre linee di ricerca arrivano ad affermare invece l’esatto opposto: tutto è incoscienza, sommerso, involontario. Lo studio della coscienza presuppone la comunicazione dei dati e questo può influenzare i risultati della ricerca. La scuola di Tononi cerca la coscienza per “negazione”: per vedere come e cos’è indaga dove essa è assente. Partire quindi da quello che manca per definire quello che si ha. Questo è estremamente interessante anche da un punto di vista etico. Dobbiamo anche considerare che questo modo di cercare la coscienza significa uscire dal laboratorio per entrare nella vita vera (stati di incoscienza, stati vegetativi, sogni, anestesia, etc.). Il sé cosciente non è un punto fermo, ma ogni stato di coscienza possiede un orizzonte da cui si dipanano i vari stratificati rapporti che abbiamo con il mondo e con gli altri.

I neuroscienziati sono necessariamente riduzionisti in quanto bisogna “smontare il meccanismo” per capire. La complessità del cervello è stupefacente; questa diventa evidente nei casi in cui esso ha la capacità di affrontare situazioni nuove con le quali non è mai venuto a contatto. Esso lavora sempre, non stacca mai la spina, ed è fortemente individuale. Questa è una caratteristica che ha in comune con l’anima. E’ il cervello che ci rende unici, anche nel modo di relazionarsi all’ambiente: un pittore vede la realtà diversamente da un altro in quanto è “fatto” diversamente (caratteri genetici, esperienze). Noi siamo fortemente plastici, cioè sappiamo reagire e possiamo imparare sempre qualcosa di nuovo; questo perché i nostri “circuiti” celebrali non sono fissi.

 

Bisogna infine sottolineare, a onor del vero, che i neuroscienziati non hanno la possibilità né i mezzi per definire l’anima. Non esiste una chiave unica per capire come siamo fatti e quindi nessuna scienza (biologia, chimica, filosofia, neuroscienza, etc.) la possiede. Gli esperimenti svolti in laboratorio ci forniscono si dei dati, e ci portano a della conoscenza, ma questa è diversa dalla situazione reale.

 

Translate »