L’anima spirituale nel Catechismo della Chiesa Cattolica (parte II)

L’anima spirituale nel Catechismo della Chiesa Cattolica (parte II)

Come abbiamo avuto modo di anticipare nel precedente articolo, il numero 367 del Catechismo della Chiesa Cattolica allude a un’interessante e importante distinzione tra anima e spirito:

«Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, “spirito, anima e corpo si conservi irreprensibile per la venuta del Signore” (1 Ts 5, 23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima. “Spirito” significa che sin dalla sua creazione l’uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio».

L’anima spirituale è creata direttamente da Dio per essere destinata all’immortalità: «La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio, non è “prodotta” dai genitori ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 366). Tra tutte le creature, l’uomo solo è capace di conoscere e di amare il proprio creatore. Per questo egli è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio.

Anche le definizioni di anima e spirito contenute nel Nuovo Testamento sottointendono significati molto profondi. L’uomo è un essere che non possiede finalità in se stesso, ma è chiamato a una vocazione divina. Senza il dono dello spirito che lo trasforma interiormente, egli non può giungere al fine ultimo di una vita nell’ordine soprannaturale per la quale è stato creato. È lo spirito che mostra questa relazione essenziale dell’uomo con Dio. In quanto unito a Cristo e guidato dallo Spirito divino, l’uomo si fa spirito (cfr. Rm 1, 10; 1Cor 6, 17).

Altro numero molto interessante per la nostra ricerca è il 2516 in cui c’è un richiamo alla dualità corpo-spirito senza però chiarire in quale rapporto stiano tra loro e di conseguenza in quale rapporto siano essi con l’anima: «Già nell’uomo, essendo un essere composto, corpo e spirito, esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenza tra lo “spirito” e la “carne”».

Per quanto concerne gli interventi magisteriali, il numero 360 del Catechismo rimanda alla Lettera Enciclica di Pio XII Summi Pontificatus, dove troviamo il riferimento all’anima spirituale quale requisito indispensabile per l’unità dell’uomo che tende al fine soprannaturale: «Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell’unità della sua origine in Dio […]; nell’unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un’anima spirituale; nell’unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell’unità del suo “habitat”: la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell’unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell’unità dei mezzi per raggiungere tale fine; […] nell’unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo».

Nella Lettera della Sacra Congregazione della fede, L’annuncio dei Novissimi oggi. Lettera su alcune questioni concernenti l’Escatologia pubblicata nel 1980, troviamo: «La Chiesa afferma la sopravvivenza e la sussistenza, dopo la morte, di un elemento spirituale, il quale è dotato di coscienza e di volontà, in modo tale che l’ “io” umano sussista, pur mancando nel frattempo del complemento del suo corpo. Per designare un tale elemento, la Chiesa adopera la parola “anima”».

Dunque anima e spirito, pur non coincidendo, sono in stretto rapporto tra loro. Stando ai contenuti del Catechismo non è però possibile chiarire in quale modo e come.

 

 

Bibliografia:

Catechismo della Chiesa Cattolica

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

 

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