Anima in Agostino di Ippona

Anima in Agostino di Ippona

Per Agostino (354 – 430) l’anima è principio che, nell’uomo come nell’animale, vivifica il corpo. Nel caso dell’uomo essa è però anche sostanza ragionevole. Obiettivo umano è la ricerca del sommo bene. La natura di questo bene è essenzialmente spirituale dunque occorre cercarlo al di là dell’anima, ma nella stessa linea intelligibile di quest’ultima; per questo motivo deve essere posta in rilievo la superiorità dell’anima sul corpo.

Per quanto concerne la sua origine, Agostino è certo che l’anima è creata da Dio dal nulla (come tutte le altre sostanze) e che di conseguenza essa non è un frammento della sostanza divina. Infatti se così fosse, dovrebbe essere immutabile e incorruttibile; l’instabilità della sua natura è sufficiente a provare che l’anima non è una parte di Dio. Questo ruolo spetta allo spiritus che è la parte razionale dell’anima e facoltà peculiare dell’uomo (cfr. Agostino, De Fide et symbolo, X, 23).

Agostino non ha il minimo dubbio nemmeno sulla sussistenza dell’anima dopo la morte del corpo in quanto assicurata dalla sua stessa sostanzialità. L’anima è vita per definizione, tutto ciò che è animato vive; al contrario, tutto quello che è inanimato è morto (privo di vita). L’anima non può essere privata di vita, in quanto è essa stessa che la dà. Ora, la Verità è Dio stesso dal Quale, come sappiamo, l’anima riceve tutto il suo essere. Poiché l’anima ha il suo essere da un principio che non ha contrario, nulla può far sì che tale essere le venga tolto e quindi essa non può cessare di essere. Ma l’essere che ha ricevuto è proprio la vita, e quindi anche essa non può morire.

«Certo che l’anima non è tutto l’uomo ma la sua parte migliore, e neanche il corpo è tutto l’uomo intero, ma la sua parte inferiore» (De civitate Dei, XIII,). Agostino sintetizza i risultati di secolari discussioni in linea con i presupposti platonici dove è chiara la necessità di mantenere unito il composto anima-corpo. Esiste tuttavia una certa priorità gerarchica, o dinamica, dell’anima sul corpo.

L’anima agisce e vigila in ciascun organo del corpo in cui è presente. Che il corpo sia in difficoltà oppure soddisfatto, è necessario che l’anima lo sappia. Agostino definisce “sensazione” ogni passione subìta dal corpo quando essa non rimane ignorata dall’anima e non le sfugge. Ecco quindi che si concepiscono le passioni corporali come appello lanciato verso l’anima dal corpo piuttosto che come un’azione esercitata dal corpo sull’anima stessa. Essa rimane comunque superiore alla corporeità. La posizione di Agostino su questo punto è determinata dalla sua concezione dell’unione dell’anima col corpo. Per lui, come per Plotino, il rapporto tra queste due sostanze è un rapporto come quello che intercorre tra l’operaio e un suo attrezzo, o come quello che intercorre tra l’artista e il suo strumento.

 

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Bibliografia:

E. GILSON, Introduzione allo studio di Sant’Agostino, Marietti, Casale Monferrato 1983.

A. BROMBIN, Il respiro dell’anima. Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito, Aracne Editrice, Roma 2014.

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